«Basta con le divisioni il rilancio di An parte dalla capitale»

Il neo-capogruppo Fabio Rampelli: «Solo uniti avremo lo slancio per conquistare il Campidoglio, meglio se con un nostro candidato»

Antonella Aldrighetti

Dopo la «scossa» dell’azzeramento delle correnti, Alleanza nazionale sembra aver trovato una nuova vocazione unitaria, almeno a livello locale, nell’elezione di Fabio Rampelli a capogruppo del partito alla Pisana. Con lo scopo di «riportare An ad essere partito di governo nazionale, e allo stesso tempo movimento popolare». Due ruoli la cui ambivalenza, secondo Rampelli, sembrerebbe essere stata dimenticata. Per lui la riconquista della fiducia dei cittadini passa per «un’umile militanza» e soprattutto per il superamento delle correnti.
Onorevole Rampelli, qualcuno sostiene che la sua elezione sia il frutto di un accordo di due correnti, destra sociale e destra protagonista...
«La mia elezione con l’unanime consenso degli altri consiglieri vuol dare un segnale chiaro, rivolto a tutti, compresi quelli che pensavano non si potesse superare la logica delle correnti. Si è voluta decretare la fine delle divisioni interne e delle appartenenze, pur mantenendo le singole specificità. Le singole divisioni si dovranno ritrovare in un’unica espressione».
Ma puntare al superamento delle correnti era la volontà anche del suo predecessore Giulio Gargano, benché il suo incarico come capogruppo fosse pro tempore...
«Pro tempore, appunto. Secondo il mandato. E finché i consiglieri non avessero fatto una scelta precisa e quindi unitaria, in un senso o nell’altro. La scelta è caduta su di me in nome della omogeneità, dell’armonia e della compattezza».
Lei è membro dell’esecutivo di An. Cosa si aspetta dalla convocazione della Direzione generale del partito?
«Ritengo sia il caso di attendermi un messaggio positivo, perché è dal Lazio e da Roma che An deve ritrovare il senso pratico di fare politica. Siamo il primo partito della capitale, non dobbiamo dimenticarlo, e con ciò abbiamo il dovere di dare risposte alla cittadinanza, che nell’ultimo periodo è stata forse troppo trascurata in favore del ruolo di governo e delle stanze dei bottoni».
Dare risposte ai cittadini che hanno scelto l’Ulivo per guidare la Regione Lazio è un obiettivo ambizioso, non trova?
«La sconfitta delle regionali è stato uno dei primi motivi che ci ha indotto a superare le divisioni interne, con l’obiettivo di ritrovare lo slancio per conquistare la città di Roma e riconquistare il governo».
Cosa ha da dire sulla scelta del candidato sindaco?
«Mi auguro che possa essere una personalità del mio partito, da scegliere comunque entro settembre».
Maurizio Gasparri?
«Se fosse un esponente di spicco a livello nazionale, meglio ancora...».
Torniamo alla Regione. Con la sua elezione cambierà la linea di condotta di An nei confronti della Giunta?
«Continueremo a sfidare Marrazzo sulla questione morale: gli incarichi esterni già assegnati hanno prodotto un certo sconcerto nell’Ulivo. Il modo di interpretare la cosa pubblica non è andato al di là delle logiche di spartizione. Se ora Marrazzo ha in mente di affidare la direzione delle Asl a personaggi nominati da un collegio di “saggi“, faccia pure. Ma sappia che è pronta una battaglia serrata e attenta da parte nostra se si intende defenestrare chi ha lavorato bene solo per un impulso persecutorio».
Una dichiarazione di intenti che sa di «dichiarazione di guerra»...
«La Giunta Storace ha risanato il capitolo sanità, ha dimezzato il debito ereditato da Badaloni e azzerato quello che era iscritto fuori bilancio. E invece Marrazzo afferma che i conti non sono in ordine. Si parla di “buco“ di bilancio sanitario e poi viene nominato un direttore generale che prende 50mila euro in più rispetto a quanto percepiva quello precedente. Questi sono fatti dinanzi ai quali qualcuno in aula dovrà rispondere. E non solo ai consiglieri dell’opposizione...».