Basta con i furori anti-casta La politica serve se aiuta lo sviluppo

di Piero Angela
Senza tecnologia ed energia non si potrebbe avere oggi una società con tanti scrittori, giornalisti, musicisti, storici, letterati, critici d’arte, filosofi, pittori, stilisti, registi, paleontologi, medievalisti, danzatori, sceneggiatori, coreografi, entomologi, politologi, opinionisti, scenografi, traduttori, costumisti, attori, poeti, saggisti, egittologi, pubblicitari, orientalisti, oceanografi, etnologi, enologi, epistemologi, archeologi, gastronomi, presentatori, cantanti, conduttori, editorialisti, nutrizionisti, sociologi, musicisti (oltre a un milione e 300mila persone che hanno incarichi politici). Quando mai? Tutti a zappare e a mungere. E nessun cambio di maggioranza avrebbe potuto cambiare le cose. (...).
È ancora forte nel nostro paese l’idea che siano i programmi politici a cambiare le cose, che siano gli ideali, l’impegno, le lotte, a rendere possibili i cambiamenti. Questo è certamente vero per la distribuzione della ricchezza, per la giustizia sociale, per il riconoscimento dei diritti, per la protezione dei più deboli, per la difesa della democrazia ecc. Se però si vuole portare il Paese verso un vero sviluppo economico, occorre agire su quelle leve che lo rendono effettivamente possibile. Anche qui la politica può avere un ruolo importante. Ma solo se sa equilibrare bene i due pilastri: produzione e distribuzione di ricchezza.
Anche l’opinione pubblica potrebbe avere un ruolo importante se si rendesse meglio conto che per ottenere maggiori benefici non deve occuparsi solo del latte ma anche della mucca. Cioè non deve battersi solo per una migliore distribuzione, ma per quei fattori che permettono una migliore produzione di ricchezza: vale a dire per un sistema più efficiente, moderno, competitivo, creativo. Limitarsi alla distribuzione, vuol dire battersi solo per ottenere più degli altri, ma non per migliorare la situazione. Ma si sono mai viste manifestazioni, marce, scioperi, appelli in favore della mucca? Oggi la classe politica in Italia è completamente sbilanciata sul versante della distribuzione (alla ricerca di consensi), ed è questo squilibrio a essere all’origine di tanti guai che sono oggi sotto gli occhi di tutti (a cominciare dall’immenso debito pubblico); mentre è estremamente carente sul versante della produzione di ricchezza, quella che è all’origine della crescita. Ma se i politici distribuiscono più ricchezza di quella prodotta, è evidente che si va in rosso, in profondo rosso. Sono vari i fattori che rendono possibile lo sviluppo generale, a cominciare dall’educazione. Un’educazione intesa non solo in senso scolastico: ma che comprenda i valori, il rispetto delle regole, una cultura capace di capire il proprio tempo, un’informazione (e una televisione) che sia adeguata al mondo nuovo. Non è un caso se i Paesi emergenti, soprattutto quelli asiatici, hanno molto investito (contrariamente a noi) proprio in educazione e ricerca. Cioè in software.