Battaglia editoriale fra copertine clonate

È la riedizione della solita storia che tutti conosciamo. Quella della coperta troppo corta. Se te la tiri fin sulla testa, i piedi restano fuori. E viceversa. Ora, basta mettere la copertina al posto della coperta e il gioco (editoriale) è fatto. Illustrare il libro, il suo sapore, il suo contenuto, la sua filosofia (cioè coprire «la testa» del lettore)? Oppure sedurre, ammiccare, ingolosire a prescindere dal testo (cioè coprire «i piedi» del medesimo lettore)? Delle due l’una. E sul fatto che la seconda via sia la più facilmente percorribile non ci sono dubbi. Anche perché se «i piedi» dei lettori-compratori, quelli che li conducono alle casse delle librerie, grosso modo sono tutti uguali, le loro «teste» (almeno buona parte di esse, si spera) continuano a pensarla a modo loro, quindi sono meno prevedibili e orientabili.
E allora, avanti miei prodi, rigorosamente pedibus calcantibus. Prendiamo l’ultimo esempio in ordine di tempo: il primo e il secondo in classifica nella «Top Ten». Eccole lì, le due bambine viste di spalle, solitarie, indubitabilmente tristi in un contesto di struggente vuotezza. Colori tenui e sapiente uso del bianco. Tenerezza e simpatetica melanconia. I titoli, fra l’altro, collaborano alla grande nel ribadire, amplificandolo con la suggestione delle parole, il brand che crea un’atmosfera. Eccoli: Il profumo delle foglie di limone (Garzanti) e Il terrazzino dei gerani timidi (Rizzoli). Ne avvertiamo quasi gli odori, in una giornata di mezza primavera e, come d’incanto, mosse dai buoni sentimenti... una mano accarezza la copia in cima alla pila e l’altra corre al portafogli. Se poi, essendo maschietti, aggiungiamo che le autrici sono due signore mature ma dotate di un certo fascino, Clara Sánchez e Anna Marchesini, abbiamo fatto tombola. Che cosa sono 18 o 17,50 euro? Un apostrofo rosa fra le parole t’agguanto.
Altra coppia, altri regali. Dalle memorie, epocali o personali, si passa allo scaffale del fritto misto mistery-storico-esoterico. E che cosa c’è di più facile, per darsi un’aria di mistero, che mettersi in testa un cappuccio, o una stola, o una mantella o quel che volete voi? Sulla copertina di Assassin’s Creed. Fratellanza (Sperling&Kupfer) il volto truce dell’eroe Ezio Auditore lo si vede per metà. Stesso trattamento per l’inquietante figura che correda La spia dei maghi (Nord). Clonazione grafica? Mancanza di fantasia fantasy? Diciamo piuttosto che la lingua, nel senso di linguaggio degli illustratori, batte dove il dente duole, e accompagna di buon grado il masochismo di chi ama darsi mattonate sul cranio.
Anche due bestselleristi di professione come Umberto Eco e Arturo Pérez-Reverte procedono mano nella mano lungo l’autostrada del successo. E hanno lo stesso trionfale incedere dei due loschi figuri che campeggiano sulle loro copertine. Quello de Il cimitero di Praga (Bompiani) percorre un vicolo buio, quello de Il giocatore occulto (Tropea) allunga la sua ombra su un’intera città. Le ampie falde dei loro mantelli promettono intrighi e brividi, anche se, visti così, sulle prime fanno pensare a Domenico Modugno che interpreta Vecchio frac. Roba d’altri tempi, archeologia musicale.
A proposito di vecchi trucchi, uno che funziona quasi sempre, in tema di immagini acchiappa-indecisi, è quello dello sguardo implorante: comprami, te ne prego, non te ne pentirai. L’ultima ondata del revival partì tre anni fa con La solitudine dei numeri primi (Mondadori) di Paolo Giordano. La ragazzina acqua e sapone che occhieggia tra le foglie ha fatto proseliti. Per esempio, l’anno scorso il romanzo di Alessandro D’Avenia era, oltre che Bianca come il latte rossa come il sangue (Mondadori), anche impaurito come una che ha appena visto il babau. L’anemica ragazzina non ha neppure il conforto delle foglie: s’aggrappa a un rametto pallido come il suo visino. Ma il ruffiano filone del «guardami, io sono in vendita», parafrasi del verso con cui Viola Valentino accendeva le fantasie degli ometti tanto tempo fa, è pressoché inesauribile. Ultimo arrivato è il moccioso di Barbara Di Gregorio su Le giostre sono per gli scemi (Rizzoli). Spesso, anche le copertine.