Battisti, una fuga durata 28 anni

L'ultima fuga è finita il 18 marzo del 2007, a Rio de Janeiro. La giustizia italiana l'ha condannato all'ergastolo per quattro omicidi. L'evasione dal carcere di Frosinone nel 1981. La fuga in Francia e lo scudo della "dottrina Mitterand"

Milano - E' durata 28 anni la fuga di Battisti, l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac). Una fuga iniziata nel lontano dl 1981, con l’evasione dal carcere di Frosinone, dove il leader dei Pac è stato rinchiuso con l’accusa di aver commesso 4 omicidi. Battisti si rifugia in Francia, poi, con la moglie, in Messico, dove inizia una nuova attività: scrittore di romanzi noir. Durante la sua latitanza i giudici italiani lo condannano in contumacia all’ergastolo, per aver assassinato, tra il 1978 e il 1979, Andrea Santoro, Pierluigi Torregiani, Lino Sabbadin e Andrea Campagna. La sentenza è poi confermata nel 1993 dalla Corte d’appello.

La fuga in Francia Intanto, già dal 1990, l’ormai affermato scrittore Battisti è tornato in Francia, dove, complice lo scudo della "dottrina Mitterand", è a riparo dall’estradizione. Il 30 giugno 2004 però, le autorità francesi (all’Eliseo è intanto subentrato Jacques Chirac) danno il via libera l’estradizione in Italia.

E quella in Brasile Battisti, ancora una volta, fugge in tempo, destinazione Fortaleza, Brasile. La sua latitanza oltreoceano termina il 18 marzo 2007, con l’arresto a Rio de Janeiro, in seguito ad un’operazione congiunta dell’Interpol e della polizia francese, italiana e brasiliana. Battisti chiede l’asilo politico, che però il 28 novembre 2008 il Comitato brasiliano per i rifugiati non gli concede. I suoi legali fanno allora ricorso al ministro della Giustizia brasiliano Tarso Genro, che in gennaio ribalta la decisione e concede lo status di rifugiato sulla base di "fondati timori di persecuzione per le sue idee politiche".