Il bavaglio ai media disorienta solo l’elettore moderato

Gianni Baget Bozzo

La campagna elettorale vede tutti i centri di potere del Paese schierati contro Berlusconi. Il potenziale elettore del centrodestra si trova in una condizione molto diversa di un potenziale elettore di centrosinistra, vive la sensazione di essere una specie di minoranza prestabilita, delegittimata dalla sua stessa inclinazione di voto. Queste elezioni sono certamente libere, ma gli elettori non sono in condizione eguale. È ben singolare che si parli di Berlusconi come di un pericolo per la democrazia. Quando tutti i poteri sociali si pronunciano in un solo modo determinano di fatto una condizione ineguale, fanno del centrodestra una rocca di resistenza contro un regime che governa l’opinione e crea di fatto una rete reale anche se informale sul capo degli elettori. Berlusconi ha modificato il sistema politico sostituendo al partito di massa la telecrazia. Berlusconi si è rivolto al popolo attraverso i teleschermi e le immagini, ma non attraverso il controllo di essi, bensì mediante la capacità di creare un linguaggio politico che rompeva la separatezza dei partiti e poneva gli elettori sul terreno delle scelte della loro quotidianità. Berlusconi ha rinnovato il linguaggio politico e la forma della politica.
Con la par condicio si è voluto imporre a Berlusconi di non usare il teleschermo: e al contrario si è voluto creare un controllo politico sulle istituzioni (dalla magistratura alla stampa) così da rendere dominante il conflitto di esse con il leader di Forza Italia. La sinistra ha risposto all’appello di Berlusconi al popolo togliendo la voce al premier e usando tutto il potere che disponeva con il suo controllo delle istituzioni e dei poteri italiani per isolare colui che aveva osato toglierle tre volte la maggioranza elettorale e aveva creato una nuova legittimità. I partiti storici sono infatti definitivamente dissolti anche a sinistra, sono diventati frammenti legati da compromessi tra singole persone. Se la sinistra vince le elezioni, il potere va a una realtà del tutto ignota, in cui sono contenute tutte le storie della politica italiana precedente ma è andata perduta la forza della politica della prima Repubblica: una visione del mondo come fondamento della politica. Mentre la coalizione di centrodestra ha raggiunto l’unità su una concezione dello Stato occidentale e liberale, politicamente definita, la coalizione di sinistra accetta la realtà dell’Occidente come realtà di fatto e assume come sua identità l’antagonismo ad essa, raccogliendo nelle forme più diverse i vari frammenti in cui essa oggi esiste. Ciò significa non solo la guerra tra partiti e partiti dell’Unione, ma il conflitto all’interno di ciascuno di essi.
Poiché il loro collante è soltanto l’ostilità a Berlusconi, la loro vittoria non può che dar luogo alla contrapposizione delle singole personalità che li compongono. Berlusconi è riuscito a distruggere il centrismo democristiano storico e il comunismo storico, ha scelto la tradizione al posto dell’ideologia. Alla sinistra non rimane alcuna forma di unità diversa dalla mediazione delle singole personalità che la compongono, senza un principio di legittimità nella determinazione delle scelte politiche. Abbiamo ad un tempo una rivoluzione culturale e una impotenza politica, una potenzialità caotica che gli elettori avvertono e di cui hanno paura.
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