Beckham: "Per stare qui ho rinunciato ai soldi"

Il campione inglese: "Datemi Berlusconi per un'ora, voglio conoscerlo". Poi pensa all'Abruzzo: "Sono pronto a fare di tutto tranne che tradire Victoria"

Milano - Caro Beckham, qui non si parla di prima colazione né di glamour ma di calcio: ha sbagliato il primo cross dopo 51’ di Milan-Toro. Che le è successo?
«A volte capitano i momenti magici. Quello col Toro è uno di questi: mi riusciva tutto, anche a occhi chiusi».

Eppure è rimasto fuori due partite: motivo?
«Ho avuto un acciacco alla spalla e un dolore al tendine. La verità è che sono tornato dalla nazionale inglese affaticato, io conosco alla perfezione il mio fisico. Ancelotti è stato super nel capire al volo la mia condizione e nel farmi riposare. Mi ha fatto bene, come si è capito col Torino».

Adriano Galliani sostiene di non aver mai incontrato uno come Beckham che si è ridotto lo stipendio per giocare nel Milan: a quanto ha rinunciato?
«Non conosco la carriera dirigenziale di Galliani né eventuali precedenti del mio caso. Di una cosa però sono sicuro: ci sono molti calciatori in Europa e nel mondo che pagherebbero di tasca loro pur di giocare in un grande club come il Milan. Perciò ho fatto di tutto pur di restare a giocare qui fino al termine della stagione».

Nel calcio italiano c’è il rischio del razzismo? In Inghilterra come l’hanno sconfitto?
«Ho letto e sentito di Balotelli a Torino. Nella mia breve esperienza italiana non mi ero mai imbattuto in un episodio del genere. Il calcio sta cercando di eliminare il virus dagli stadi di alcuni Paesi e bisogna assecondare lo sforzo. Dalle mie parti c’è stata una poderosa campagna mediatica nella quale si sono spesi i personaggi più carismatici del settore: ha riscosso un grande successo. Bisognerebbe provare anche in Italia».

Ancelotti studia l’inglese e sfoglia la margherita: gli converrebbe andare al Chelsea?
«Quando sono arrivato a Milanello, Ancelotti era già sui libri a studiare. Ogni tanto provo a correggerlo, lui insiste con degli errori che mi fanno divertire molto. Sul Chelsea non sono in grado di dirgli granché: io sono un fan dichiarato del Manchester United, il club migliore al mondo».

Inzaghi ha detto: benedetto Beckham, con lui ho ripreso a far gol di testa...
«Pippo è un giocatore specialissimo, sono fortunato io a giocargli al fianco e a capire al volo i tempi dei suoi movimenti. Lui si fa trovare sempre al posto giusto: il mio lavoro è crossare bene. La meraviglia è che Inzaghi sia così in gamba e capace di far gol decisivi, alla sua età. Ci sta aiutando a vincere molte partite».

Ma perché il Milan visto col Toro non è competitivo per lo scudetto?
«Perché ha avuto sfortuna e perso terreno contro alcune squadre. L’Inter invece ha macinato punti dall’inizio alla fine ed è un merito».

Il calcio inglese domina in Champions ma non con la nazionale: perché?
«Prendete Rooney: gioca 90 minuti senza mai fermarsi, attacca e difende, collabora con il resto della squadra. Ecco la mia risposta: gli inglesi lavorano duramente sul campo, perciò hanno la meglio in Champions. Poi c’è anche la qualità del gioco: la premier league è il torneo più seguito e più spettacolare al mondo. Con la nazionale ci stiamo attrezzando: l’arrivo di Capello è la prima pietra».

Tre allenatori, tre aggettivi per Ferguson, Capello, Ancelotti...
«Sir Alex è stato fondamentale per me: mi ha scoperto che ero un ragazzino e mi ha trasformato in un calciatore di livello, mi ha portato nel Manchester United, a lui mi lega un grande affetto, è stato il mio secondo papà. Per Capello parla la sua storia di allenatore: se gli dai, in termini di impegno, lui ricambia con generosità. Ancelotti unisce i due aspetti: è un ottimo allenatore e un grande uomo, coltiva rapporti straordinari, tutta la squadra stravede per lui».

Anche suo padre Ted è stato decisivo...
«Da bambino lui mi allenava e quando vedeva che andavo nel parco e tiravo calci alla luna mi sgridava e mi correggeva».

Tra Rooney e Pato chi è il più forte?
«Impossibile il paragone, hanno due stili diversi. Rooney lavora sodo, è appena sbarcato in nazionale, con Capello farà grandi progressi. Pato è un talento eccezionale. A volte, durante gli allenamenti, mi fermo ad ammirare la sua velocità e la sua tecnica. Deve capire in fretta che gli errori aiutano a migliorarsi, non vale deprimersi».

È vera la storia di sua moglie Victoria che vuole trasferirsi al castello Sforzesco?
«So dove si trova il castello Sforzesco a Milano ma lei non ha mai detto una cosa del genere. Piuttosto la domanda la faccio io: a chi non piacerebbe abitare in un castello?».

Le signore della Milano bene si contendono la sua presenza a tavola: lo farebbe per realizzare beneficenza nei confronti dell’Abruzzo?
«È stata una tragedia devastante, mi ha colpito nel profondo del cuore. Sono disponibile per qualunque iniziativa che possa aiutare quelle popolazioni così maltrattate dal destino. Per le serate con le signore di Milano devo rispondere: sono sposato».

Caro Beckham, lei è stato ospite di Gordon Brown a Londra: a quando l’incontro con Silvio Berlusconi?
«Spero al più presto. Mi hanno raccontato cose bellissime sul suo conto e sono molto curioso di conoscerlo da vicino».

Come se la cava col suo italiano?
«Non faccio grandi progressi, devo ammetterlo. Riesco a dire “complimenti” all’arbitro, oppure “bravo Pippo” quando Inzaghi segna. Mi salvo dialogando con Maldini in inglese. Poi c’è anche Gattuso: lui parla una lingua tutta sua, ma lo capisco perfettamente».

È sempre convinto di trasferirsi negli Usa a fine carriera?
«Come in tutte le famiglie, alla fine decideranno i nostri figli. Dove loro staranno bene, noi vivremo: io e Victoria ci adegueremo volentieri».

Qual è stata la sua serata più bella?
«La notte in cui, col Manchester, ho vinto la Champions league. Farlo a Barcellona, dove ero stato da bambino in visita al Camp Nou, è stato inebriante».

Caro Beckham, come vuole chiudere l’intervista?
«Con gli auguri a Kakà per il suo compleanno di oggi».