Beethoven diventò sordo e la sua musica esplose

Pubblichiamo un brano dello storico della musica Piero Buscaroli morto lunedì scorso. È tratto dal suo libro più rivoluzionario

«Beethoven non riuscì mai ad accettare la sua sordità. Si vergognava ad ammettere in pubblico la debolezza del suo udito, un senso che in lui avrebbe dovuto», ecc. ecc. Pesco tra testi e recensioni della letteratura più recente su musici e medici, musica e malattia, e trovo l'affermazione in Anton Neumayr, Musik & Medizin. E ce ne sarebbe, a menzionarli tutti, una mezza dozzina, da Krankheit und Tod grosser Komponisten di Franz Hermann Franken, a Musica e medicina di un tale O'Shea. Roba inutile. Non hanno ancora imparato che le malattie evolvono, e con loro si muove anche lo spirito del malato, se ne possiede uno. L'opinione medica dominante non avanza d'un passo rispetto alla visione più banale della musicografia comune, la grande disgrazia tuttavia superata grazie a imprecisata volontà purificatrice. Storiografia medica e musicale seguono strade parallele che s'incontrano nel tedio inutile.Affermo in contrario che la musica di Beethoven stabilì con il disastro fisico della sordità una relazione stellare, finora non considerata. Dopo i primi anni di panico e vergogna, Beethoven riuscì a separare il male in due sfere distinte che quotidianamente convivono, si attraversano e compensano. Come ogni essere dotato di intelligenza superiore, anche Beethoven ha imparato a vivere l'esistenza a livelli diversi, a dividere ogni male per meglio combatterlo. La sua caratteristica tendenza agli estremi opposti, il lato più scoperto dell'eredità fiamminga, finisce con l'elaborare, per spontanea difesa, due sordità diverse e reciprocamente complementari: la sordità malattia, di cui continua a soffrire e lamentarsi, a cercare e variare medici e medicine («è un triste male, i medici non ne capiscono un gran che, e alla fine lasciano perdere», dirà al signor Sandra), a leggere annunci, a riscaldare illusioni. E la sordità destino, che è solo sua, la cui forza devastante, il «dèmone maligno», finalmente «afferrato alla gola», riuscirà a vincere. E la lotta tra i poli estremi che produce conseguenze mai ben studiate come il conflitto nella sua musica tra scrittura e possibilità.Mozart scriveva per le singole voci. La servetta giornalistica direbbe che personalizzava le melodie. Beethoven non può, e tale spicchio di silenzio lo rafforza ulteriormente nella già rigogliosa tendenza all'astrazione ideale. Il disdegno per il «miserabile violino», l'indifferenza alle proteste degli esecutori vocali e strumentali, singoli e in massa, non sono frutto di arroganza; o di ignoranza, come crede Cherubini, che gli manda il Méthode de chant del Conservatoire perché s'istruisca sulle possibilità polmonari e sia meno feroce con le voci. Sono necessità di sopravvivenza, e diventano comprensibili solo riflettendo a quel limpido lago oscuro e intatto nascosto nel profondo di lui. «Quando tutte le voci si fanno sentire fuori, non ascoltiamo più abbastanza dentro di noi», disse Hans von Bulow. Le eccentricità e sregolatezze armoniche tante volte biasimate, le profezie accordali, gli orizzonti che improvvisi si spalancano nella Missa Solemnis, nelle ultime Sonate, negli ultimi Quartetti, non alludono a nessun futuro, non anticipano nulla di nulla, non sono né vogliono essere tappe di un progresso in cammino. Parlarne come si fa delle licenze e bizzarrie di qualsiasi altro maestro senza porre al centro la sordità, è frode manifesta. Affermare che siano anticipazioni di un qualsiasi Bartok, è frode con raggiro. Ein abstrakter Klangwelt, lo chiama Paul Bekker: un mondo sonoro astratto si è organizzato dentro il suo cervello non per modificare, ma per proteggere quel meccanismo di idea e scrittura che si suol chiamare ispirazione, che non solo in fatto, ma anche in diritto sorpassa costantemente le possibilità di realizzazione. L'esecuzione pedante, perfetta: l'esecuzione fedele e noiosa che dirà Furtwangler cent'anni dopo, per Beethoven non esiste. L'ossessione di un Toscanini che, prima di cominciare la Nona Sinfonia, torturava dieci minuti i suoi poveri archi perché suonassero perfetti unissoni («Così, tutto è preciso, spietata chiarezza, ogni idea di Beethoven è cancellata») gli caverebbe risate (peso bene l'aggettivo, considerando di chi parlo) omeriche. Al diavolo i pedanti, i cronografi, è lo Streben che deve regnare nella musica, lo sforzo per superarsi, la lotta dell'esecutore contro il suo mezzo. Quel Testamento e quella Lettera all'immortale amata che rimasero fino alla morte nei segreti della scrivania corrispondono in modo sbalorditivo allo stimolo della vita attiva sulle opere inerti. Dentro, chiusi nei tiretti della scrivania e del cervello, esercitarono la loro funzione vitale, come un kantismo omeopatico.Fino all'assalto della sordità, si comporta come un disciplinato seguace di Haydn e Mozart, tuttavia arricchito di vene che quei due non potevano neppure supporre. Continua ad allargare, allarga e stringe le giunture del patrimonio ereditato, fa la sua parte di esordio nel gruppo, si comporta come se dovesse riassumere l'opera dell'intera triade, come appare. C'è un momento, intorno al 1795, in cui l'innesto con Mozart sotto la sorveglianza di Haydn, secondo la mal capita profezia, ha una perfezione da manuale di buone maniere artistiche, come se dovesse figurare nella Leggenda di Kris e Kurz.Con la sordità tutto cambia. Nessuna abiura, nessun mutamento di rotta. Ma «il nuovo Mozart» muore qui, e «l'erede di Haydn» di poco gli sopravvive. A trent'anni, il terzo e ultimo salda il debito coi predecessori. Lo stile cambia con lo scopo della sua arte. Lo stile è diventato destino. La lunga frequentazione delle Lettere mi ha persuaso, punto dopo punto, che il contenuto che Beethoven dà alla parola Schicksal, destino, cambia con le stagioni della vita. Ogni stagione ha i suoi frutti. L'accettazione non è rassegnazione. Da quando ha deciso di accettarla, la sordità dilegua dalle lettere, anche quelle ai più cari. L'udito è partita chiusa, non perduta, però. Mutata, in una metamorfosi molto tedesca, e per niente cristiana. Da quando ha deciso di accettarlo, il destino cambia volto, ne assume un altro, guerriero. Via via che si rivela, il volto nascosto viene somigliando a una vittoria. Il percorso verso gli astri, dalla sordità-malattia alla sordità-destino, si scandisce in tempi, fasi e prove riconoscibili che cercherò di mostrare nell'esplorazione del regno dello spirito, che fu soltanto suo.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Dom, 21/02/2016 - 11:27

Per rispetto alla firma ho letto tutto fino in fondo. Però, che fatica.

Agev

Lun, 22/02/2016 - 17:42

Il sentire non appartiene solo all'udito, appartiene al sesto e settimo senso..Ciò che i pochissimi hanno per loro stessa Natura . Per questo il Meraviglioso Beethoven fu costretto a ritirare l'udito all'interno del proprio alto/profondo/ampio Sè per non sentire il cicaleccio inutile e rumoroso dei suoi contemporanei.. Solo cos' a potuto esprimere e vivere la sua altissima vibrazione e creare la meravigliosa musica . Solo quando sapremo tradurre in realtà la Nona e tutta la sua musica/colore potremmo vivere in armoniosa coerente bellezza ed Unità. Gaetano

Agev

Mar, 23/02/2016 - 22:34

In Onore a Beethoven- Siamo granelli di cielo, un coro silenzioso di cuori martellanti. Siamo un palpebra dalle dimensioni di una galassia aprendosi come solo nascente. Se guardi fuori di essa sarai assorbito-Io sono Siamo- roteando nella curvatura di una cattedrale universale il suono è Unità. Le onde lunghe non hanno orizzonti, le sue tabelle di marcia scritte dal cuore del Creatore ritornano .. Ascolta.. Senti il sottile, le cuciture ondulate attraverso le quali puoi passare?.. Là .. La .. e La .. Dietro la trascurata erba la melodia porta al Io Sono Siamo. Può sembrare improbabile che ciò che è piccolo e comunemente ignorato sia poderoso,tuttavia,la radice alimenta la foglia. Il Vero Potere attende nel sussurro.. Sotto il livello fondamentale riposando,senza flessione, balzo, aderenza o presa poiché non è del muscolo o osso o mente o addirittura dell'umanità.. Segue Gaetano

Agev

Mar, 23/02/2016 - 22:51

Ricordalo,il potere non è ciò che ti è stato insegnato..Il potere è lo sguardo interno che discerne..Io Sono Siamo.. e poi veste ogni nostra azione in quella raffinatezza e niente più. Nello stesso modo che la Luce Bianca non è altro che tutti i colori. Siamo corpi d'aria.. Più in profondità, non siamo corpi affatto. Siamo il-Sovrano Integrale-..Quello che sono Io e Noi.La palpebra si apre.. Tonalità a baldacchino di blu, verde, marrone e grigio prendono vita infinita nella loro offerta per scoprire.. Io Sono Siamo . E' questo e niente di più. Nello stesso modo che la Luce Bianca è tutti i colori. Dal vento/Soffio dei Creatori . Gaetano

Agev

Mer, 24/02/2016 - 13:06

Quindi...Tutto scorre e diviene in un eterno Presente. Questo è il luogo dove vive il senza tempo il non tempo e dove il micro e macro cosmo divengono Uno in armoniosa coerente bellezza . Il sotto come il sopra e viceversa. Lasciamo andare , lasciamo scorrere , lasciamo divenire e lasciamo che sia come e quel che sia e il Tutto ci condurrà in quei luoghi dove - Ciò Che E'- è veramente tutto Ciò Che C'è divenendo i vecchi nuovi meravigliosi infiniti gioiosi festanti danzanti e potentissimi Creatori e Co-Creatori della Realtà/Mondo . Questo è ciò che in realtà Io Sono Noi Siamo . Si.. Si.. Questo è Ciò che Tutti Noi Siamo.. Voi l'avete semplicemente dimenticato.. Io Sono nel Qui ed Ora per ricordarvelo . Ciò è Già e così Sarà . Gaetano