La bellezza di compiere un miracolo quotidiano

Alice for Children ha cominciato dal fango degli slum. Ha dato,
in un luogo di degrado, la speranza ad alcuni bambini di vivere per
mezza giornata una vita più normale, insegnando loro a scrivere, a
leggere, a parlare due lingue, a essere creativi
e a puntare sulle proprie potenzialità

Difficilmente i peluche diventano protagonisti di un articolo di giornale. A meno che non si tratti della scoperta di qualche materiale nocivo usato per farli o perché utilizzati per trafficare droga, ma se la notizia è quella di essere regalati in quanto tali, allora certamente l'interesse non c'è. Oggi però c'è, eccome, se vogliamo continuare a parlare dei bambini degli slum. Se fino a ora di Alice for Children, l'associazione per cui sono partita, ci sono stati pochi accenni, è perché piano piano ho voluto capire ciò che può fare realmente la differenza e rendermi conto che anche un semplice peluche diventa notizia.

Sono andata a Korogocho a trovare i piccoli bimbi dei due asili all'interno dello slum. Alice for Children, prima di aprire il villaggio a pochi chilometri da Nairobi, ha ristrutturato una casa facendone una scuola, esattamente 7 classi, dando così la possibilità a 450 piccoli di avere un'istruzione e un pasto tutti i giorni. Arrivo nel primo pomeriggio, nell'ora del riposino. Da noi l'ora di sonno si fa nelle brandine, provviste di lenzuolo e cuscino. Qui invece sono tutti ammassati, chi dorme appoggiato sulla spalla di un altro, chi sul banco di scuola con indosso ancora lo zainetto, mentre le mosche camminano sulle loro testoline, chi guarda fuori dalla finestra in silenzio. Bambini di tre, quattro, cinque anni. Ovviamente un'immagine del genere mi stringe il cuore, ma so che fra pochi minuti una grande sorpresa li aspetta. A ognuno di loro sta per arrivare un regalo, un peluche, e la loro giornata cambierà totalmente, perché quando usciranno dalla scuola e torneranno a casa, nel loro mondo pieno di insidie, senza più l'aiuto e il sostegno dei volontari, lo faranno con un amichetto in più.

Io e Daria Masi, promotrice di Alice for Children, apriamo i sacchi e urla di felicità esplodono nell'aula. Qualcuno si sveglia all'improvviso, con espressione meravigliata e stupita, altri ridono e allungano le braccia per attirare la nostra attenzione. Consegniamo a tutti i peluche, a chi piccolo a chi grande, a loro non fa differenza, l'importante è averne uno; non c'è gelosia, nemmeno un capriccio; è un momento magico, raro per loro e unico per me. Prima di uscire, tutti in coro cantano una canzoncina con un solo ritornello: «Thank you, thank you, thank you», mi commuovo. Esco e ringrazio Daria per avermi dato questa opportunità. Alice for Children ha cominciato da qui, dal fango degli slum. Ha dato, in un luogo di degrado, la speranza ad alcuni bambini di vivere per mezza giornata una vita più normale, insegnando loro a scrivere, a leggere, a parlare due lingue, lo swahili e l'inglese, a essere creativi e a puntare sulle proprie potenzialità.

Ha dato loro la certezza di un pasto e la possibilità di stare il più possibile lontano dalla violenza e dagli abusi. Non ultimo, ha dato loro un peluche. Da qui, la consapevolezza di poter fare di più. Alice Village ha dato una casa nuova ad altri bambini, presi dagli slum e portati lontano, nel verde della campagna keniota, fuori dal fango, dallo smog e dalle baracche. E anche questo è un altro miracolo che abbiamo costruito con Alice for Children.