«Ben congegnati gli incentivi dello Stato italiano»

Spinto dal vento e scaldato dal sole, in Italia il settore dell’energia «pulita» continua la propria crescita, con l’obiettivo di colmare quanto prima il gap che separa il nostro Paese dalle realtà-guida d’Europa, Germania e Spagna in testa. Il vento, ovviamente, è quello dell’eolico, che tra le fonti alternative ai combustibili fossili risulta quella capace di mettere a segno le performance più significative: gli oltre 1.100 megawatt installati nel 2008, infatti, rappresentano il miglior risultato di sempre e portano la potenza complessiva disponibile sul territorio a 3.700 megawatt. Vale a dire, quanto basta per produrre più di sei terawatt (miliardi di kilowatt) di energia elettrica, pari al consumo domestico di sei milioni e mezzo di cittadini e a un risparmio di quattro milioni e mezzo di tonnellate di CO2.
A conti fatti, quindi, oggi in Italia quasi il 2% del consumo interno lordo di elettricità viene prodotto grazie alla forza del vento. E se a livello nazionale le regioni trainanti si confermano Puglia, Sicilia, Campania e Sardegna, va segnalato come l’eolico viva un momento felice anche al di fuori dei nostri confini: basti pensare che l’anno scorso, per la prima volta, proprio la tecnologia eolica è stata la più installata in Europa (davanti a gas, carbone e nucleare), con un incremento di 8.400 megawatt e una potenza complessiva che ormai sfiora i 65mila.
Sul fronte del solare, invece, il boom è quello del fotovoltaico, che vola sulle ali del Conto Energia, lo strumento d’incentivazione con il quale lo Stato, attraverso il Gestore dei servizi elettrici, remunera chi installa un impianto per ogni kilowatt prodotto nell’arco di 20 anni. Un bel vantaggio, al quale va poi aggiunto il ricavo derivante dalla vendita dell’energia o il risparmio in bolletta, nel caso l’energia venga utilizzata per alimentare la propria utenza. L’evidente convenienza di questo meccanismo per il cittadino-produttore, unita a una capillare campagna informativa promossa dallo stesso Gse, ha provocato una decisa impennata delle domande d’installazione.
Risultato: nel 2008 sono sorti 24mila nuovi impianti sul territorio. «In soli 12 mesi si è praticamente quadruplicata la potenza installata - spiega Marco Pigni, direttore di Aper, associazione che riunisce 450 produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili -. Oggi siamo a oltre 400 megawatt, mentre all’inizio dello scorso anno non superavamo i 100. Si tratta di numeri che ci posizionano al quinto posto nella classifica mondiale del fotovoltaico, dietro Germania, Spagna, Giappone e Stati Uniti. E questo incremento ha riguardato tutte le regioni italiane, anche se i risultati più rilevanti sono quelli di Puglia, Emilia-Romagna e soprattutto Lombardia, che da sola “vale” circa 50 megawatt».
Il trend delle fonti rinnovabili in Italia, insomma, sembra più che mai positivo. A maggior ragione se si considera che anche le bioenergie ricavate da materiali organici e il piccolo idroelettrico con taglia inferiore a un megawatt registrano tassi di crescita interessanti, nell’ordine del 10-15%. Ciononostante ci sarà ancora da sudare, e molto, per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Ue: «Attualmente in Italia la produzione di energia, sia elettrica che termica, da fonti rinnovabili si attesta sul 7% dei consumi finali - conferma Pigni -, mentre l’Europa ci chiede di arrivare al 17% entro il 2020. Per quanto riguarda la sola componente elettrica, invece, siamo chiamati a raggiungere una quota del 25-29%, a fronte dell’odierno 17%. Il che equivale a produrre circa 50 miliardi di kilowatt in più». Una sfida difficile. Che però il settore ritiene di poter vincere, a patto di vedere rimossi alcuni ostacoli che ancora ne frenano il definitivo salto di qualità. Il principale, a detta degli operatori, riguarda le procedure autorizzative necessarie per la realizzazione d’impianti e infrastrutture. «Invece di essere semplici, trasparenti e soprattutto uguali in tutta Italia, risultano incerte, farraginose e disomogenee tra le diverse aree del Paese - lamenta Pigni -. Questo perché le singole regioni, o addirittura le province, hanno adottato nel corso degli anni discipline incoerenti non solo tra loro, ma spesso anche con le norme nazionali e comunitarie. Tanto che di recente siamo stati costretti a segnalare al Governo il vizio di costituzionalità di alcune leggi regionali».
Altro problema sul tappeto, la rete elettrica: progettata negli anni ’50 secondo un modello che prevedeva poche grandi centrali, soprattutto nell’Italia Settentrionale, e con due sole dorsali di collegamento Nord-Sud, si rivela oggi inadeguata ad accogliere l’energia prodotta dagli impianti distribuiti lungo la Penisola. «Confidiamo molto nel piano di sviluppo promosso da Terna (la società responsabile della gestione e trasmissione dell’energia sul territorio nazionale, ndr) - conclude Pigni -. Anche perché abbiamo già una situazione critica per l’eolico e il piccolo idroelettrico tra il nord della Puglia e la Campania, dove molti impianti lavorano a regime ridotto proprio a causa dell'insufficienza della rete».