Benedetto XVI: «Adesso è l’ora di fare penitenza»

Sono poche parole, pronunciate a braccio, ma arrivano come una boccata d’aria nel clima avvelenato di queste settimane. Il Papa, nell’omelia della messa celebrata ieri nella Cappella Paolina per la Commissione biblica, ha fatto riferimento agli scandali degli abusi sui minori, pur senza citarli esplicitamente. E ha detto che i cristiani devono fare penitenza.
«Noi cristiani, anche negli ultimi tempi, abbiamo spesso evitato la parola penitenza, che ci appariva troppo dura. Adesso sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter far penitenza è grazia e vediamo come sia necessario fare penitenza, riconoscere cioè ciò che è sbagliato nella nostra vita». «Aprirsi al perdono - ha continuato Ratzinger - prepararsi al perdono, lasciarsi trasformare. Il dolore della penitenza, cioè della purificazione e della trasformazione, questo dolore è grazia, perché è rinnovamento, è opera della misericordia divina». Benedetto XVI ha parlato di «attacchi del mondo», un riferimento evidente al profluvio di articoli e di commenti anche molto polemici dedicati agli abusi sui minori perpetrati da sacerdoti e religiosi, e all’accanimento di chi cerca di dipingere la Chiesa cattolica come un covo di pedofili. Ma ha affermato che essi «ci parlano dei nostri peccati» invitando tutti i cristiani alla penitenza. Il suo richiamo è giunto al termine di una riflessione sul primato dell’obbedienza a Dio, a partire dalla frase pronunciata da Pietro di fronte al Sinedrio: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini». Questa obbedienza dà dunque a Pietro la libertà di opporsi alla suprema istituzione religiosa. «Al contrario, nei tempi moderni – ha osservato Benedetto XVI – si è teorizzata la liberazione dell’uomo, anche dall’obbedienza a Dio: l’uomo sarebbe libero, autonomo, e nient’altro». «Ma questa autonomia - ha aggiunto - è una menzogna, una menzogna ontologica, perché l’uomo non esiste da se stesso e per se stesso; è una menzogna politica e pratica, perché la collaborazione e la condivisione delle libertà è necessaria e se Dio non esiste, se Dio non è un’istanza accessibile all’uomo, rimane come suprema istanza solo il consenso della maggioranza. Poi il consenso della maggioranza diventa l’ultima parola alla quale dobbiamo obbedire e questo consenso – lo sappiamo dalla storia del secolo scorso – può essere anche un consenso nel male. Cosi vediamo che la cosiddetta autonomia non libera l’uomo».
«Le dittature sono state sempre contro questa obbedienza a Dio», ha spiegato il Papa, ricordando quella nazista e quella marxista. Oggi non viviamo sotto la dittatura, ma possono esistere forme più sottili: «Un conformismo, per cui diventa obbligatorio pensare come pensano tutti, agire come agiscono tutti, e la sottile aggressione contro la Chiesa, o anche meno sottile, dimostrano come questo conformismo può realmente essere una vera dittatura». Per i cristiani, ha aggiunto, obbedire più a Dio che agli uomini, suppone però conoscere veramente Dio e volergli veramente obbedire fino al martirio. «Noi oggi abbiamo spesso un po’ paura di parlare della vita eterna. Parliamo delle cose che sono utili per il mondo, mostriamo che il cristianesimo aiuta anche a migliorare il mondo, ma che la sua meta sia la vita eterna e che dalla meta vengano poi i criteri della vita, non osiamo dirlo». Allora, ha concluso il Papa, dobbiamo avere il coraggio, la gioia, la grande speranza che «la vita eterna c’è, e che da questa vera vita viene la luce che illumina anche questo mondo».

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