Benedetto XVI vola in Australia per il suo viaggio più difficile

Per la Giornata mondiale della gioventù a Sydney previste solo 500mila presenze

da Roma

Quello che inizia partendo alle 10 di questa mattina da Fiumicino, diretto in Australia, è il viaggio più lungo di Benedetto XVI. La meta è Sydney dove dal 15 al 20 luglio si celebra la Giornata mondiale della gioventù – la decima di quelle «internazionali» che a scadenza triennale segnano i grandi raduni dei giovani cattolici del mondo con il pontefice. Papa Ratzinger, alla sua seconda Gmg - dopo quella di Colonia nel 2005 - raggiunge l’Oceania percorrendo tra andata e ritorno 32.836 chilometri, con due trasferte aeree della durata ciascuna di quasi un giorno intero, facendo entrambe le volte scalo per rifornimento solo nello stesso territorio dell’Australia, a Darwin.
Pellegrinaggio impegnativo, dunque, soprattutto per il Papa, che ha già compiuto altri due viaggi intercontinentali, in Brasile nel 2007 e negli Usa nel 2008, entrambi però molto più corti: proprio per poter recuperare le forze e riprendere il fuso orario (soffre parecchio il jet lag), dopo l’arrivo domenica pomeriggio a Sydney, Ratzinger rimarrà in assoluto riposo fino a giovedì mattina al Kenthrurst Study Center, una residenza dell’Opus Dei in un sobborgo semirurale a quaranta chilometri dal centro di Sydney. È la quarta volta che un pontefice mette piede in Australia: prima di lui vi erano stati Paolo VI (1970) e due volte Giovanni Paolo II (1986 e 1995). Il tema principale del viaggio è lo stesso della Gmg, un versetto degli Atti degli apostoli: «Avrete forza dallo Spirito santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni».
Benedetto XVI non incontrerà folle oceaniche pur essendo in un continente che dall'oceano prende il nome: le stime più rosee per le due celebrazioni finali di sabato sera e domenica mattina prevedono mezzo milione di persone, più della metà delle quali provenienti dalla stessa Australia. Proprio le difficoltà logistiche e soprattutto il costo del biglietto hanno reso infatti proibitivo per molti il viaggio: anche se sono state messe in atto catene di solidarietà, la crisi economica si fa sentire anche nei Paesi asiatici a più forte presenza cattolica, come Filippine, Corea e India. L’Italia ha dato un apporto più che significativo, con quasi diecimila presenze, ma ci saranno molti giovani provenienti dal Pakistan, dall’Afghanistan, dagli Emirati Arabi.
La sfida per il Papa non saranno soltanto i giovani, ma più in generale l’impatto con una società nella quale, secondo un sondaggio della Bertelsmann Foundation, più della metà dei 20.343.000 abitanti non prende parte ad alcuna pratica religiosa e dove i credenti praticanti delle varie religioni sono meno di un quarto della popolazione. I cattolici, cinque milioni e mezzo, sono il gruppo religioso nazionale più omogeneo, in continua concorrenza con le chiese evangelico-protestanti e con le più agguerrite nuove comunità pentecostali. Ma è anche il Paese il cui governo statale e locale hanno finanziato maggiormente, in assoluto, una Giornata mondiale della Gioventù, stanziando 100 milioni di dollari australiani e permettendo al cardinale George Pell di Sydney, ratzingeriano di ferro, di organizzare l’evento affidandosi allo stesso gruppo di professionisti del marketing che aveva promosso le Olimpiadi. Un’attenzione particolare, nei discorsi che pronuncerà a partire da giovedì, Benedetto XVI la riserverà alla questione degli aborigeni e dei loro diritti e alle tematiche legate al clima e alla salvaguardia dell’ambiente. Così come non mancheranno i discorsi sui casi di pedofilia che hanno coinvolto esponenti del clero australiano.