Benzina, ora tra i petrolieri è una gara al ribasso 

Tagli da uno a tre centesimi al litro delle principali compagnie. I consumatori: "Bersani intervenga con un decreto sulle tasse". L’Adusbef: il prezzo industriale dei carburanti è il più alto in Europa

Roma - Eppur si muove. Gli automobilisti italiani dovranno fare uno sforzo per accorgersene, ma sotto l’onda delle polemiche di questi giorni (ma anche del calo della quotazione del greggio), le compagnie petrolifere cominciano ad abbassare il prezzo dei carburanti. Così dopo la «capofila» Eni, quasi tutti i marchi principali operano tagli su benzina e gasolio che vanno da 1 a 3 centesimi al litro. Un calo che Umberto Carpi, consigliere per le questioni petrolifere del ministro dell’Industria Pierluigi Bersani, giudica «un segnale positivo» anche se resta aperta la questione del divario con il resto dell’Europa, uno dei punti all’ordine del giorno della riunione del 10 agosto. In cui verrà fatto anche un focus sui prezzi industriali e l’aumento del differenziale (anche di 4-5 centesimi) che, secondo Carpi, «non si spiega col solo aumento del petrolio».

Intanto però l’Adiconsum, che sul proprio sito pubblica una mappa quotidiana dei distributori più convenienti su A1 e A14, in una lettera spedita a Bersani, chiede interventi immediati da parte di palazzo Chigi. In particolare, invita il ministro ad avvalersi dello strumento ad hoc per i casi «urgenti», anticipando «per decreto quanto previsto nel disegno di legge pendente al Senato circa la diminuzione delle tasse quando aumenta il prezzo della benzina». Non solo. Per l’associazione dovrebbe anche, «dati alla mano», chiedere all’Antitrust di condannare l’Eni «per aver imposto direttamente prezzi d’acquisto ingiustificatamente gravosi non in linea con i migliori esempi europei». In caso di sanzione, secondo Altroconsumo, si spazzerebbe il campo dall’ipotesi che «il Governo, con il 30 per cento azionista di riferimento dell’Eni, possa e voglia ancora esercitare direttamente il suo potere sulle scelte di politica commerciale di tale società». Un punto su cui interviene il gruppo di ricerca Epistemes che giudica «anomala la reazione dell’Eni» frutto delle «pressioni» dell’esecutivo e indice «che il governo può fare concorrenza sleale sul mercato petrolifero».

E sulla base dell’analisi dei dati di mercato sull’andamento dei prezzi industriali, ribadisce la necessità di diminuire le tasse come via obbligata per far calare il costo della benzina. Di parere diverso Adusbef e Federconsumatori, che in uno studio che compara il prezzo della verde, quello industriale e quello della vendita al pubblico con la percentuale di tassazione, indicano in una filiera petrolifera «inefficiente e speculativa» la causa del caro carburante. Lo scarto maggiore, fanno notare, si registra proprio nel prezzo industriale, 56 centesimi al litro, il più alto in Europa e ben 9 centesimi in più rispetto a Francia e Germania, che con 47 centesimi hanno il prezzo più basso. In linea con la media Ue invece il livello fiscale, motivo per cui «bisogna rendere mobile l’accisa» cioè diminuire le tasse in caso di impennata del prezzo del greggio.

E mentre Sky Tg24 pubblica un sondaggio che vede nel caro benzina la preoccupazione principale degli italiani per l’estate 2007, il Codacons risponde con una nota al presidente dell’unione Petrolifera, Pasquale De Vita, che ha accusato i consumatori italiani di essere «pigri» e di fare il pieno sotto casa. «La sua tesi è offensiva e ridicola», si legge, «dica invece quanti profitti e superprofitti hanno realizzato i suoi associati». Tanto, conclude la nota, «se non lo dice lui lo dirà il Codacons domani».