Berardi (Ibm Italia): «Le imprese finalmente sulla buona strada»

«Le aziende italiane sono finalmente sulla buona strada, stanno capendo che innovare vuol dire crescere», è il commento di Daniele Berardi, vice president global technology services di Ibm Italia, all’indagine di Ibm «La nuova voce dei Cio», che quest’anno ha previsto un panel nutrito di aziende italiane (ben 166), soprattutto piccole e medio imprese.
«Il quadro italiano è più o meno sovrapponibile a quello estero, considerando che l’Italia ha un tessuto imprenditoriale diverso da quello di altri Paesi, fatto di aziende di piccole e medie dimensioni. In Italia oggi i Cio spendono la maggior parte del proprio tempo (60% contro il 55% del campione globale) a ricercare soluzioni che possano portare innovazione in azienda e non più, come avveniva prima, solo a far funzionare la “macchina”, ossia l’infrastruttura It. Si sta verificando quello che Ibm prediceva qualche anno fa». Dalla ricerca emerge che i Cio di successo integrano tre coppie di ruoli, dove ogni coppia rappresenta un binomio all’apparenza contraddittorio, ma di fatto complementare: acuto visionario/abile pragmatico, sagace creatore di valore/instancabile risparmiatore, leader di business collaborativo/manager It illuminante.
«Questi tre paradossi li ritrovo tutti i giorni lavorando con i Cio dei nostri clienti - continua Berardi -; i Cio più illuminati sanno conciliare i diversi caratteri, ma spesso nelle realtà imprenditoriali non c’è ancora la piena consapevolezza del loro valore, tant’è, e qui il dato si discosta dalla media mondiale, che solo il 23% di loro fa parte del board di direzione generale. Eppure sono loro, che, come promotori e interpreti di progetti di innovazione possono contribuire alla crescita della propria azienda». L’Italia si discosta dal resto del campione anche per l’anzianità nel ruolo: la maggioranza dei Cio ricopre tale ruolo in azienda da oltre 5 anni e il 16% da più di 10 anni, il doppio rispetto al resto del panel. Inoltre ci differenziamo per la priorità data alla gestione del rischio (sicurezza informatica, continuità del business e disaster recovery,) e all’utilizzo di strumenti di self help per l’utente finale.
«All’estero c’è più sensibilità verso queste tematiche - dice Berardi -: è come se ci fosse più consapevolezza dei costi e dei danni conseguenti a un blocco del sistema, alla perdita dei dati o all’interruzione del lavoro aziendale. E anche il fatto che non si ricorra a un sistema di sef-help delinea un modo di lavorare che, per cultura, predilige la relazione con un operatore rispetto all’interazione con un portale web. In Italia si rileva uno scostamento dal campione mondiale anche nell’area del Service Management, l’insieme di elementi che permettono una gestione avanzata e automatizzata dell’It e che è alla base dei progetti innovativi di cloud computing. Non si possono sottovalutare i fondamenti su cui costruire l’innovazione, sarebbe un controsenso rispetto alla dichiarata volontà dei Cio di essere innovatori in azienda. Al di la' delle differenze riscontrate, i Cio italiani sono già nella giusta direzione e lo dimostrano le numerose imprese che attraverso progetti It (i.e. managed Erp, virtual client, ecc.) stanno realizzando innovazione per accrescere la competitività e quindi il business».