Berardo

Il patrono di Teramo nacque nel secolo XI nel castello di famiglia, quello dei conti di Pagliara. Si sa che Berardo donò la sua parte di eredità all’ordine benedettino e si fece monaco a Montecassino, dove fu ordinato sacerdote. Ma la vita nella celebre abbazia non garantiva il silenzio e la solitudine che Berardo cercava. Così, si spostò nel monastero di San Giovanni in Venere, presso Lanciano, dove era abate un suo parente, Oderisio. Nel 1115 morì Uberto, vescovo di Teramo, e Berardo venne eletto al suo posto. Ma quest’ultimo non ne voleva sapere. Ci volle in intervento papale per convincerlo. La sua attività come vescovo si concentrò soprattutto su quelle che venivano chiamate le «paci», cioè la pacificazione tra le fazioni cittadine. Berardo riuscì talmente bene in quest’opera che ancora oggi, nel giorno della sua festa, il vescovo benedice il popolo dalla scalinata della cattedrale con la reliquia del santo, morto nel 1122. Molti sono i miracoli a lui attribuiti. Uno in particolare colpì la fantasia dei teramani: nel 1521 le truppe del duca di Atri muovevano contro la città e non c’era modo di scampare; i cittadini si rinchiusero nel duomo e invocarono la protezione del loro patrono e della Madonna delle Grazie. La notte stessa gli assalitori giunsero in vista della città ma sulle mura apparvero, luminosissimi, la Vergine vestita di bianco e il santo vescovo Berardo vestito di rosso. Per la paura, gli assedianti si ritirarono in rotta. Fu al grido di «Viva san Berardo!» che, proprio il giorno della sua festa, nel 1798 gli insorgenti teramani cacciarono i napoleonici.
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