Berlino, risorge la squadra che osava sfidare il conformismo della Ddr

Promossa in serie B la FC Union Berlin: i suoi tifosi erano schedati dalla STASI nei derby con la Dynamo, la squadra del regime. E 1600 volontari stanno ricostruendo il suo stadio

A Torino sono anni che ci litigano e ci si disperano: tra rinvii e promesse mai mantenute il mitico stadio Filadelfia del Grande Torino non risorge mai. A Berlino, invece, ce l'hanno fatta. In coincidenza con la promozione nella serie B tedesca, dopo anni di battaglie legali, la storica squadra FC Union Berlin riavrà il suo stadio, la Alte Foersterei. Ma la cosa più toccante è che sono stati i suoi tifosi a rimboccarsi le maniche e a lavorare per ricostruirlo in tempo per la prossima stagione.
«I lavori sono ultimati al 75 per cento - informa il portavoce della squadra, che curiosamente fa di cognome Arbeit (appunto «lavoro») - grazie all'impegno di 1600 volontari. Non avremmo mai creduto di averne a disposizione così tanti: si sono presentati insegnanti, medici, infermieri accanto a muratori e operai generici». Il lavoro di questo esercito di entusiasti tifosi ha fatto risparmiare alla «Eisern Union» (l'«Unione di Ferro», come ama farsi chiamare) circa due milioni di preziosissimi euro dal giugno dell'anno scorso, quando i lavori sono cominciati.
Il nuovo stadio sorge nel quartiere operaio berlinese di Köpenick, nella ex zona orientale. L'Union è infatti la classica società calcistica della «working class». Ma negli anni della DDR questo non bastava a farle avere una buona nomea presso il regime «degli operai e dei contadini»: al contrario. La sua tifoseria era invece nota per un certo anticonformismo e la sua rivalità con l'odiata BFC Dynamo, la squadra che tutti sapevano vicina ai servizi segreti della STASI, aveva connotati politici che non potevano sfuggire agli agenti in borghese del regime comunista. Che infatti non si perdevano una partita della Union e schedavano sistematicamente i suoi tifosi. I quali non si facevano problemi a cantargliele, a modo loro. Per esempio, quando gli avversari formavano una barriera in occasione di un calcio di punizione, partiva il coro «il muro deve cadere»: e il riferimento a un ben noto Muro, a Berlino, era inequivocabile.
Destino ha voluto, in questi anni di decadenza (cinque anni in terza divisione e rischio fallimento a lungo incombente) e di esilio, che l'Union abbia dovuto giocare le sue partite in casa proprio allo Jahnsportpark, lo stadio della Dynamo (frattanto scomparsa) che sorge a Prenzlauerberg a pochi passi dai resti del Muro. Alcune centinaia di tifosi supercoerenti hanno sempre rifiutato di assistere alle partite della loro squadra giocate là dove si presentava in tribuna d'onore il capo della STASI Erich Mielke, vero patron della Dynamo: seguivano però regolarmente la Union in trasferta. Ora il brutto sogno è finito: tra due mesi la Alte Foersterei sarà pronta con i suoi 23500 posti nuovi fiammanti. Il club spera di inaugurarla con un derby con la Hertha, lo squadrone berlinese (un tempo dell'Ovest) che in questi giorni si sta giocando lo scudetto con giganti del calibro del Bayern e dello Stoccarda. Loro giocano all'Olimpico, un superstadio da 74mila posti: ma una visita ai cugini poveri dell'Union farebbe onore allo sport.