Berlusconi: "Tevez decidaTra il prestigio e il denaro..."

Calciomercato, il Cavaliere scende in campo e pressa l'argentino. Intanto <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/sport/berlusconi_tevez_decida_prestigio_e_denar... target="_blank">Mancini tenta De Rossi: pronti 8 milioni del City. Inter, Moratti punta in alto</a></strong>

Fuori, un gigantesco stemma del Milan illumina le tetre architetture delle Stazione Centrale; dentro, nel Padiglione Reale Silvio Berlusconi addobba il suo albero di Natale. Il primo messaggio è per Carlitos Tevez, la punta al centro di un estenuante duello di mercato. Il Cavaliere non perde tempo: «La situazione è molto chiara, Tevez deve scegliere fra due soluzioni. Il prestigio e il denaro». Può sembrare un indovinello facile facile, ma l’ex presidente del Consiglio precisa fino al millimetro: «Il Milan rappresenta il prestigio, la possibilità di essere visibile in tutto il mondo e di conquistare il Pallone d’oro. Dall’altra parte, il Paris Saint Germain, che rappresenta il Qatar, offre la possibilità di un grosso introito economico. Adesso è lui che deve scegliere».
Berlusconi confessa di avere «molte perplessità» sulla manovra varata dal suo successore, il professor Mario Monti. Ma ha le idee chiare sul pallone e dintorni: se Tevez deve decidere, lui ha già scelto di blindare il contratto di Massimiliano Allegri. «Allegri - spiega ad una selva di telecamere prima di salire al piano superiore riempito da cinquecento ospiti, compresa la squadra al gran completo - non è mai stato in discussione. Stiamo rinnovando il contratto».

Per il resto è chiaro che il Milan gli dà più soddisfazioni della politica. Certo, il Milan si può sempre migliorare, ma insomma il team funziona: «Pensiamo di poter vincere il campionato, di essere protagonisti in Coppa Italia e nella Supercoppa italiana». Poi arriva alla Champions e in Champions, come si sa, c’è quel cruccio chiamato Barcellona. Il Cavaliere lo dribbla senza rinunciare ad un pizzico di grandeur: «Siamo negli ottavi dove c’è il Barcellona che fa un gioco che mi piacerebbe che facessimo e che facevo quando allenavo i ragazzini. E mi arrabbiavo se facevano un passaggio più lungo di quattro metri. Non penso - insiste - che il Barcellona abbia giocatori con maggior classe, si tratta di voler applicare un certo gioco». Quello che - ribadisce - lui predicava già tanti anni fa.

Berlusconi resta Berlusconi fino in fondo: «Se a Santiago Bernabeu hanno intitolato uno stadio a me dovrebbero intitolarne due». Sotto l’albero c’è posto per tutti. Il Milan è una grande casa e Antonio Cassano ne è il testimonial: si aggira per il padiglione Reale con la moglie Carolina e il figlio Christopher più passeggino regolamentare. Solo per Pato, che si presenta solo soletto all’happening, il Cavaliere non spende parole scintillanti: «Pato è un grande giocatore, ma in questi ultimi tempi non si è espresso al meglio». È per lui l’ultimo pensiero di Natale: «C’è una vecchia regola, non so se l’ho inventata io, che dice così: per vincere bisogna fare gol e per fare gol bisogna tirare in porta. Ma per tirare in porta bisogna essere vicini alla porta. Pato sta troppo al centro». Più un cartellino giallo che un regalo di Natale.