Bernardo di Grandselve

XII secolo. Nulla sappiamo della vita di questo francese prima che abbracciasse la regola monastica a Grandselve, un’abbazia della regione di Tolosa. Nell’abbazia si seguiva la regola dei cistercensi ma il monastero godeva di una certa autonomia nell'ordine cistercense. L’abbazia stava sotto la direzione di Ponzio di Polignac, che poi andò a dirigere la celebre Chiaravalle e, dopo la morte (avvenuta nel 1166), fu venerato come Beato. Sappiamo che Bernardo era di nobile famiglia ma volle essere adibito ai servizi più umili, specialmente quelli dell’infermeria. I primi anni non furono facili per lui, perché andava soggetto a crisi di scrupoli e dubbi di fede. Era infatti ossessionato dal pensiero dei suoi peccati trascorsi e non riusciva ad abbandonarsi all’idea di una misericordia divina totale. Erano, quelli, tempi di ferro in cui la giustizia era spietata e un Dio giusto si confaceva alla mentalità corrente più di uno misericordioso. Dio era visto come un sovrano onnipotente che avrebbe reso «a ciascuno il suo», mica come il Babbo Natale di oggi. Per fortuna del monaco Bernardo, l’abate era un sant’uomo di profonda spiritualità, che aiutò il povero tentato di disperazione a uscire dai suoi assilli e a recuperare la serenità. Bernardo, che -lo ricordiamo- faceva l’infermiere, morì contagiato dai malati che assisteva nel corso di una pestilenza che, sotto l’abate Ponzio, decimò il monastero. Negli ultimi istanti disse di vedere Cristo sorridergli. Non sappiamo in quale anno ciò avvenne. Ora vi segnalo, di A. Mazzerelli, Ho seguito don Lorenzo Milani (Il Cerchio).