In bilico tra due secoli l’arte di Sartorio

Durante un viaggio in Inghilterra scopre le affinità con Burne-Jones e Morris

Fedora Franzè

Questa volta l’impegno del Chiostro del Bramante di dare ampia visibilità a importanti personalità artistiche italiane a cavallo tra Ottocento e Novecento, è confluito nella ricerca su un pittore «unico e grande per eccesso di lavoro, per passione di bellezza» come lo ha definito l’amico D’Annunzio: Giulio Aristide Sartorio. Noto soprattutto per la produzione d’ispirazione preraffaellita e per il fregio decorativo di Palazzo Montecitorio, Sartorio è in questa esposizione antologica (l’ultima è stata nel 1933) proposto in tutte le diverse fasi di una avventura artistica poliforme, in continua evoluzione e di respiro internazionale. Il passaggio è graduale ma sorprendente negli esiti. Nel rimanere in bilico tra due secoli esplorandone le conquiste e le promesse, l’artista percorre molta strada, dalle prime prove di pittura accademica, documentate da alcuni ritratti, fino ad arrivare alle figure gigantesche e imbevute di luce del Ciclo di Fregene, qui ricostituito in gran parte. L’influenza di Domenico Morelli, durevole oltre il momento di più intenso e patetico verismo che produce un’opera come Malaria, i viaggi nel Settecento parigino, poi il gusto spagnolesco, il fascino dell’arte bizantina in formule d’esotismo prezioso, il legame col Rinascimento italiano e la frequentazione della cerchia di Nino Costa; tutto questo si alimenta di tensione simbolista nelle opere degli anni Ottanta, alcune dal fascino oscuro e böckliniano.
Al 1888 risale anche una magnifica Madonna di profilo e con i capelli sorprendentemente corti, che coniuga elementi cosmateschi e mosaici dorati alla chiara qualità viva delle carni, nel contatto con il figlio, in un impianto quasi rigido, di assoluta eleganza; un dipinto donato a Gabriele d’Annunzio, per il quale Sartorio realizza molti lavori grafici. In alcune opere è evidente il passaggio da un'epoca all’altra.
Con il viaggio in Inghilterra, Sartorio affina la conoscenza dell’arte preraffaellita, attraverso l’incontro con Morris, la visione dei dipinti di Rossetti e Burne-Jones. Tra le tante opere in mostra, è esposta una selezione del «diario» per immagini della guerra italo-austriaca: olii, tempere, carboncini su carta e su tela tracciati dall’artista tra il 1915 e il 1918 sulla base di fotografie e schizzi eseguiti sul campo, di articoli di giornale, di foto ricavate da spezzoni cinematografici relativi a precise azioni militari.
Nel corso della sua carriera Sartorio si è dedicato con passione sia alla fotografia che al cinema, utilizzati come strumenti preziosi e creati come prodotti artistici autonomi. Sperimentare nuovi modi di cogliere e trasmettere l’immagine è stata una preoccupazione costante del pittore romano. Il taglio impresso ai dipinti dei tardi anni Venti che raffigurano per lo più la famiglia dell’artista sulla spiaggia di Fregene lo dimostrano. Il pittore sembra rinato a un’esistenza felice che guida la pennellata densa con freschezza gioiosa. Una vasta gamma di bianchi costruisce le vesti e la pelle, i riflessi dell’acqua, le onde, le tonache di allegre Monache in riva al mare. Complici le inquadrature, i soggetti emotivamente coinvolgenti, le scelte cromatiche, queste opere compiono un miracolo trasfigurante; quella aspirazione al trascendente da cui da sempre Sartorio è avvinto, si realizza proprio nel momento in cui egli rinuncia alla rappresentazione simbolica per aderire alla realtà, ed ecco che la moglie Marga con i due figli ascende a icona della Maternità, in virtù di una felicità di tocco pienamente conquistata.
Fino all’11 giugno. Chiostro del Bramante, via della Pace. Orari: martedì-venerdì 10-20; sabato 10-24; domenica 10-21.30. Ingresso: 9 euro; ridotto (martedì e mercoledì per tutti) 7 euro. Info: 06.68809035.