Billy, l’atleta gay che scandalizzò l’America anni ’70

Esce in Italia il libro di Patricia Warren che affronta un tabù del mondo sportivo

The Front Runner, una sorta di Brokeback Mountain con il tabù degli atleti gay al posto di quello dei cowboy, è un bestseller americano uscito nel 1974 e narra la storia di Harlan, allenatore ex marine che si innamora di Billy, corridore dei diecimila metri che sta preparando in vista delle Olimpiadi di Montreal. L’allenatore è tormentato dal dubbio se ricambiare l’amore del giovane atleta esponendosi alla condanna dell’ambiente e mettendo a rischio la preparazione olimpica o mettere a tacere il cuore in nome della prestazione.
Il libro, un classico della letteratura omo, è stato tradotto in molte lingue, compreso il lèttone, ma mai nella nostra. Fazi ha rotto il lungo silenzio e il 19 gennaio il romanzo di Patricia Nell Warren (la mano di un autrice femminile dietro a una storia gay è un altro elemento in comune con The Brokeback Mountain) uscirà col titolo La corsa di Billy. A tradurlo è stata Silvia Nono, ex moglie di Nanni Moretti e figlia del compositore Luigi Nono. È anche un’americanista e traduttrice dei romanzi di Sandra Scoppettone, editi da e/o, la giallista newyorchese che ha creato il personaggio di Lauren Laurano, detective lesbo. «Al confronto della Scoppettone - dice la Nono,- La corsa di Billy pare edulcorato anche se negli anni Settanta ha destato molto scandalo».
Un’altra cosa che colpisce la Nono è il «modo in cui vengono rappresentate le donne, decisamente negativo, specie le madri». In realtà anche La corsa di Billy doveva avere per protagonista due lesbiche ma la Warren riteneva che il tempo fosse prematuro per affrontare un simile soggetto nel campo dell’atletica dove già le donne erano discriminate, figuriamoci se omosessuali. Meglio era passare attraverso soggetti maschili. La Warren stessa aveva vissuto questa discriminazione perché fino agli anni Settanta molte discipline atletiche erano precluse alle donne. In America, per esempio, le donne non potevano correre la maratona. Nel 1968 un’atleta si era provata a farlo, iscrivendosi con l’iniziale del nome e quindi ingannando gli organizzatori, ma quando la vide, l’ispettore di gara le strappò la pettorina col numero. Dietro di loro stava arrivando il marito, un lanciatore di martello che con le cattive più che con le buone si riprese il numero. L’episodio finì sui giornali e molti si chiesero perché le donne non potessero correre la maratona.
Da allora si fecero piccoli e grandi passi e la Warren stessa, nata in un ranch del Montana settant’anni fa, fu tra le prime donne in America a portare a termine una maratona. Precisamente quella di Boston, la città dove si era trasferita a lavorare nel settore editoriale. Non fu un’impresa facile ma quando stava per arrendersi sentì il conducente dell’autobus che raccoglieva i perdenti lungo il percorso urlare: «Ehi bambola salta su!». E questa provocazione maschilista la spinse a tagliare il traguardo.
Lo scandalo causato da The Front Runner toccò anche la comunità gay e lesbo. Più volte la Warren fu attaccata dai gay che la accusavano di occuparsi di cose che non conosceva direttamente. E dalle lesbiche che la accusavano di averle tradite nascondendosi dietro personaggi gay. Diversamente dalla storia dei cowboy, diventata un film di successo grazie al regista Ang Lee, quella della Warren ha avuto un percorso tormentato. I diritti cinematografici sono passati di mano in mano e anche Paul Newman a un certo punto parve interessato ma era molto difficile ottenere finanziamenti. La Wildcat International ha in cantiere il film da alcuni anni ma il traguardo sembra lontano. Più fortunata dal punto di vista editoriale, la Warren ha fondato una casa editrice che si pone l’obiettivo di aiutare i giovani scrittori, e ha dato alle stampe altri libri, tra cui Harlan’s Race, un seguito di La corsa di Billy, e per ultimo The Wild Man, la storia di un torero che si innamora di un contadino nella Spagna franchista.