Bimbi maleducati e irascibili: ecco l’esercito di tate virtuali

Chissà se Mary Poppins saprebbe tenere a bada un paio di marmocchi di oggi così bene come faceva con Jane e Michael Banks. Il tema dell’educazione dei piccoli è alla ribalta con film e programmi su tate (e tati), trasmissioni educative per genitori e figli, e docu-reality pedagogici che riflettono i cambiamenti dell’educazione dei figli nel nuovo millennio. I dati diffusi pochi mesi fa da Save the children (Ipsos) sull’uso delle pene corporali dicono molto sulle contraddizioni di oggi: i genitori italiani si sentono meno severi dei propri, ma il 53% di loro usa ceffoni e sculacciate nelle situazioni più difficili e il 25% lo fa normalmente. Sempre in bilico tra il tentativo di mantenere la calma e l’istinto di una disciplina a suon di schiaffi.
In questo quadro un po’ confuso, quel che resta salda è la figura della tata, che ormai è andata ben oltre i vecchi cliché in stile signorina Rottermaier. Uscito ieri al cinema, Tata Matilda e il grande botto riporta sul grande schermo la cupa baby sitter Nanny McPhee, interpretata anche in questo secondo episodio da Emma Thompson. Come la sua antesignana Mary Poppins, Matilda arriva a raddrizzare pargoli che han fatto fuori una tata dietro l’altra e se ne va tra le loro lacrime. Anche per lei un bastone magico e tante regole da insegnare, ma non solo: arriva bruttissima (sembra la strega del cartone animato Disney Biancaneve) e abbellisce man mano per il crescente amore dei pupilli.
Il 25 giugno invece arriva The maid, film per cui al Torino Film Festival 2009 la protagonista Catalina Saavedra è stata premiata come miglior attrice. È la storia di una tata di tutt’altro tenore: isterica e frustrata, possessiva con i figli della famiglia per cui lavora da decenni, dai metodi drastici e tutt’altro che attenti a pedagogia e psicologia. Il bello del film è la scoperta di come una tata, nel nostro immaginario sempre sorridente e protettiva, abbia invece le proprie debolezze e la propria vita (magari disastrata). Prima di loro, ci sono stati tra i tanti Diario di una tata del 2007, in cui Scarlett Johansson incarna un’inesperta baby sitter alle prese con una piccola peste e la sua irritante madre e tra i «tati», Robin Williams nei panni del babbo-tata Mrs Doubtfire nel ’93, e infine nel 2003 Eddie Murphy che si inventa L’asilo dei papà.
Non è tutto, però, perché anche il piccolo schermo ha un bel po’ da raccontare. Il messaggio più chiaro arriva dal docu-reality Sos Tata: più che di baby sitter, si tratta di genitori-sitter, perché sono loro quelli a cui la tata impartisce lezioni. Anche se, certo, lo scopo finale è addomesticare i loro figli (in genere dei demonietti), insegnando ai grandi come farsi rispettare e quali metodi evitare. Sempre in aiuto dei genitori vanno i protagonisti di Mamma ti presento papà, su FoxLife: sono i figli che cercano di riavvicinare i genitori separati, riflettendo sui motivi che li hanno allontanati, con l’accompagnamento di una psicologa che spiega il tutto al pubblico a casa. Storie di ordinaria quotidianità, insomma, per spiegare come i figli delle coppie scoppiate vivano la lontananza tra i genitori. Poi, ci sono le fotografie della realtà, come Chiamatemi Giò, da oggi su Raidue, la prima serie per ragazzi della Rai che racconta le difficoltà di una adolescente che dalla campagna si trasferisce in città, o come 16 Pregnant, su Mtv, le cui protagoniste sono adolescenti incinte. Poi, in tutto questo gran parlare di come la tv rifletta l'educazione familiare, spunta un argomento più complicato ancora: quanto la tv tenda a sostituirsi all'educazione familiare. È il caso di programmi come Oltre il traguardo, dal 1 giugno su Deejay Tv: sulla scia di Loveline (il programma di Camila Raznovich su Mtv) una sessuologa spiega il perché e il percome di sesso e simili. La domanda finale è sempre la stessa e vale sia per le tate che soccorrono le mamme in tv, sia per i consigli sulla prima volta via schermo: siamo sicuri che certe cose si possano imparare dalla televisione?