Biotecnologie poco conosciute da gran parte degli italiani

Le conoscenze degli italiani sulle biotecnologie sono parziali e frammentarie. Lo rivela uno studio dell’Eurisko dal titolo «Le biotecnologie applicate alla ricerca farmaceutica».
Dalla ricerca - condotta su un campione di mille casi (dai 14 anni in su) rappresentativo della popolazione italiana e 336 giovani (fra i 15 ed i 25 anni) - emerge che metà della popolazione italiana e quasi il 60% dei giovani dichiarano di aver sentito parlare di biotecnologie, anche se ne danno una definizione generica.
In particolare, il biotech legato alla salute è un riferimento significativo più per i giovani (42%) che per la popolazione generale (24%). Una volta però portata a conoscenza della definizione di biotecnologie (tecnologie che utilizzano organismi viventi o loro componenti sub-cellulari purificati per lo sviluppo di nuovi prodotti o processi) la percentuale delle persone che riconoscono di esserne informate si riduce al 32% della popolazione e al 43% dei giovani. Un dato, quest’ultimo, che può certamente crescere grazie ad una attività di sensibilizzazione ancora maggiore nelle scuole.
Nonostante questo la quasi totalità degli italiani che conoscono le biotecnologie attribuisce loro vantaggi e aspetti positivi, specie con riferimento alla ricerca medica e farmaceutica. Nuove e più efficaci terapie, migliore qualità di vita: è quello che si aspettano i cittadini e ciò spiega l’apertura generalizzata verso il biotech applicato alla salute. Lo studio evidenzia inoltre un forte desiderio di saperne di più. Una richiesta di una migliore informazione rivolta soprattutto ai media, alle Istituzioni e agli esperti.
«Le biotecnologie per la salute rappresentano un settore industriale rilevante nel nostro Paese. Questo comparto, nonostante alcune criticità congiunturali, è in crescita in termini di investimenti in ricerca, fatturato, numero di imprese e addetti, diventando sempre più competitivo a livello internazionale», afferma Sergio Dompé, presidente di Farmindustria, precisando che la capacità di fare ricerca trova conferma nella ricca pipeline biotecnologica: 237 progetti e prodotti in sviluppo pre-clinico e clinico con applicazione nell’oncologia, nella neurologia, cui si sommano i 59 progetti in fase early-stage (o discovery). Gli investimenti in ricerca rappresentano il 24% del fatturato, un valore superiore rispetto alla media dell’industria manifatturiera e ai settori a medio-alta tecnologia. L’Italia si afferma come il terzo Paese in Europa per numero di imprese, tra i primi tre Paesi al mondo per pubblicazioni per ricercatore.