Birmania, San Suu Kyi incarcerata dal regime

Incriminata di nuovo la leader dell'opposizione perché nei giorni scorsi un cittadino americano si era introdotto nella sua abitazione. Il processo si aprirà il 18 maggio. Rischia altri cinque anni di prigionia

Rangoon - Il regime birmano non molla la presa. È finita di nuovo in carcere la leader storica dell’opposizione, Aung San Suu Kyi. Le autorità l'accusano di aver violato le condizioni dei suoi arresti domiciliari. La donna non sarebbe mai uscita dalla sua abitazione ma un uomo, un americano, vi si sarebbe introdotto, di nascosto, alcuni giorni fa.

Incriminata La politica premio Nobel per la Pace, 63 anni, che ha trascorso agli arresti circa 13 degli ultimi 19 anni, dalla sua villa di Rangoon - dove scontava i domiciliari - è stata portata al carcere di Insein, a nord della città, dov’è comparsa davanti ai giudici che l’hanno formalmente incriminata e stabilito che il suo processo inizierà lunedì prossimo. Almeno fino ad allora dovrà restare in carcere.

Rischia fino a cinque anni La San Suu Kyi rischia fino a cinque anni di carcere, mentre i termini degli arresti domiciliari, a cui è sottoposta dal 2003, sarebbero scaduti il prossimo 27 maggio. Con lei sono stati incriminati anche due suoi collaboratori domestici.

L'intrusione dell'americano John William Yeattaw, 53 anni, dieci giorni fa si introdusse furtivamente nella villa della dissidente dopo aver attraversato a nuoto il lago che la circonda, rimanendo nascosto nella residenza per due giorni, è stato a sua volta incriminato per violazione delle regole sull’immigrazione e della legge sulla sicurezza.

L’avvocato: "E' un imbecille" Il legale che difende la San Suu Kyi ha definito l’americano un "imbecille", aggiungendo che è lui il responsabile del nuovo arresto e dell’incriminazione della leader dissidente. Nei giorni scorsi il legale aveva definito l’intruso "un avventuriero" che aveva agito "di sua propria iniziativa".