«Bisogna fermare questa strage sulle strade»

IL MOIGE «I locali devono promuovere il divertimento sano, soprattutto per i minori»

Forse l’eccessiva fretta di diffondere la notizia dell’incidente, il cui tragico esito è stato scoperto per primo da alcuni operai che andavano a lavorare nella vicina discarica, forse il fatto che in una piccola città come Civitavecchia la voce di una simile disgrazia corre veloce, ha fatto sì che ieri, nelle prime ore del mattino, quando ancora i quattro giovani morti precipitando con l’auto da un cavalcavia non erano stati ancora identificati, circa 300 persone si siano presentate all’obitorio dell’ospedale San Paolo per il riconoscimento delle salme. Genitori, amici, parenti, tutti con le foto in mano di figli, amici o nipoti che intorno all’ora dell’incidente, avvenuto circa alle 7,30 del mattino, non risultavano ancora rientrati in casa dopo una notte trascorsa fuori, erano lì, fuori dalla camera mortuaria, in attesa di notizie. Per ore i cadaveri dei quattro ragazzi deceduti, tra cui due minorenni, sono rimasti senza nome e il timore che tra quei corpi potesse esserci un familiare ha scatenato la corsa all’obitorio. Tra le persone accorse c’erano anche i genitori e i parenti delle vittime. Gli altri se ne sono tornati a casa tirando un respiro di sollievo; per loro il triste rito del riconoscimento.
Le vittime non sono state identificate subito perché nell’abitacolo della Nissan Micra ridotta a un ammasso di lamiere contorte, c’era solo una carta d’identità illegibile. Ma, prima del riconoscimento, la conferma dell’identità dei quattro giovani gli investigatori l’hanno avuta dagli archivi dell’ospedale San Paolo, dove le generalità delle vittime erano inserite a causa di precedenti ricoveri.
L’associazione familiari vittime della strada chiede ancora una volta di fermare la strage: «Mettendocela tutta, con la collaborazione di tutte le parti coinvolte, gli incidenti stradali devono calare per forza. Sono sempre troppi ma si deve continuare a cercare di fermare questa strage». Per Patrizia Quaresima, responsabile della segreteria dell’associazione «il numero degli incidenti in parte è calato, ma ci deve essere una volontà da parte di tutti, compresa quella delle persone che guidano». «La maggior parte delle vittime - dice - è composta da ragazzi: così se ne va il futuro del Paese. Il Lazio e Roma sono abbastanza penalizzate dagli incidenti stradali. Nella capitale ci sono diverse famiglie in queste condizioni che hanno perso anche due o tre figli. Non ci si riprende da lutti di questo genere». Per il movimento italiano genitori «va affrontata la questione delle discoteche»: «Devono essere loro a dire che ci deve essere un divertimento sano. Abbiamo richiesto da tempo l’obbligo dei diciotto anni per l’acquisto di bevande alcoliche. In Italia non esiste alcun divieto di vendita di alcool ai minorenni. C’è solo un divieto di somministrazione per i minori di sedici anni». A parlare è Antonio Affinita, direttore del Moige: «Bisogna poi aumentare i controlli contro l’uso di stupefacenti nei luoghi dove avviene maggiormente lo spaccio. Non è possibile che in Italia muoiano 6.500 persone ogni anno sulle strade. È una vera e propria guerra che coinvolge i giovani. Questa è per loro la prima causa di morte».