Bitcoin&C. L'energia del denaro in un mondo senza soldi

Virtualizzare le monete toglie il loro valore intrinseco: per questo i sistemi di pagamento del futuro sono la più grande rivoluzione economica della storia. Possono restituire il potere al loro utilizzatore, per perseguire lo scopo del bene com...

(...) influenzare miliardi di persone, occupando una posizione cruciale nella dimensione quotidiana delle nostre vite.

Una visione interessantissima sul tema è quella di un accademico che stimo molto, Carlo Sini: «Bisogna spostare il focus dell'analisi. A fronte di un uso dello strumento che può essere solamente cieco, il problema è un altro: che lo strumento stesso è determinato, e subordinato, agli interessi economici». Così come le persone non avranno mai la competenza per sapere come realmente funzionano i componenti, ad esempio, di un cellulare, figuratevi cosa significherebbe per la gente comune comprendere il funzionamento di una cripto-moneta. E questo dovrebbe essere un compito primario della politica: educare la gente! Consentitemi una breve digressione ispirata sempre a Carlo Sini: «Il primo strumento dell'uomo è stato il linguaggio. E tuttavia non lo conosciamo, basta pensare all'etimologia dei vocaboli: dinamiche sconosciute ai più. Nel passato, però, questo tipo di ignoranza non ha comportato effetti devastanti. Quindi a fronte di un uso dello strumento che può essere solamente cieco il problema è un altro: che lo strumento stesso è determinato, e subordinato, agli interessi economici. Questo è il vero punto critico». Procediamo quindi riordinando la storia che ci ha condotti fino a qui.

La misura del valore

Per moneta si intende tutto quello che viene utilizzato come mezzo di pagamento e intermediario degli scambi, e che svolge le seguenti funzioni: misura del valore (moneta come unità di conto); mezzo di scambio nella compravendita di beni e servizi e nelle transazioni commerciali (moneta come strumento di pagamento); fondo di valore (moneta come riserva di valore). Nella nostra esperienza quotidiana la moneta è essenzialmente uno strumento con cui paghiamo e siamo pagati. La distinzione tra unità di conto e mezzo di pagamento era più evidente nelle economie antiche, quando esistevano monete "virtuali" come il talento o la lira medioevale che non venivano coniate, ma servivano solo per contare e stipulare i contratti. Le monete reali si usavano per saldare l'obbligazione. Scrive il premio Nobel Samuelson: «...la moneta, in quanto moneta e non in quanto merce, è voluta non per il suo valore intrinseco, ma per le cose che consente di acquistare». La moneta vera e propria è infatti un'invenzione relativamente recente (circa la metà del VII sec a.C.). Prima della sua comparsa le transazioni economiche venivano effettuate tramite il baratto, poi tramite una moneta naturale (detta anche moneta-merce, consistente di fatto in beni con un proprio valore intrinseco) ed infine tramite dei metalli preziosi-utensile (resistenti al trascorrere del tempo, frazionabili, con un uso industriale di rilievo. Inizialmente sono stati l'oro, l'argento e il bronzo). Si ritiene che sia stata la necessità di gestire commerci sempre più intensi a determinare la diffusione finale della moneta, sta di fatto che l'impiego di monete metalliche d'oro o d'argento presentava tuttavia un limite insormontabile come l'impossibilità di controllare l'offerta di moneta e i trasferimenti di denaro.

Arriva la banconota

I primi ad emettere moneta cartacea furono i cinesi durante il Medioevo; mentre durante il Trecento furono proprio i banchieri italiani e fiamminghi, a fronte dei depositi in oro effettuati presso le banche stesse, che cominciarono ad emettere titoli rappresentativi del credito in oro nei loro confronti, attribuendo al depositante/possessore del titolo il potere di scambiare queste cosiddette lettere di cambio presso un altro banchiere. Una volta all'anno, poi, i banchieri regolavano i rapporti fra di loro. A partire dal Settecento e soprattutto nell'Ottocento, le banche centrali cominciano ad emettere moneta cartacea, ovvero iniziano a stampare banconote in serie per un ammontare maggiore rispetto alla capacità di copertura aurea delle banconote stesse. Con l'avvento dell'era industriale, poi, diventa importante disporre di monete in quantità sufficiente a soddisfare le esigenze di economie in forte crescita: intorno al 1870 nascono così le cosiddette "banche commerciali", aperte al pubblico ed organizzate in società per azioni, che raccolgono il pubblico risparmio e prestano denaro, sotto forma di depositi bancari oltre che di banconote. L'oro si trasforma gradualmente in riserva e viene usato per regolare i deficit delle bilance commerciali. L'argento diventa un bene rifugio per i privati. Le autorità monetarie possono così regolare la quantità di moneta in funzione dei propri obiettivi di politica monetaria, mentre le riserve di metalli preziosi servono a regolare i saldi nella bilancia dei pagamenti.

Il sistema aureo

Tale sistema viene adottato in un congresso internazionale nel 1867 da tutte le principali economie occidentali: ha il vantaggio di rendere più flessibile la creazione di moneta e tuttavia ha il limite che, in presenza di un Paese con una bilancia dei pagamenti costantemente in deficit, devono essere presi provvedimenti per evitare che si esauriscano le riserve di tale Paese. Il ricorso alla svalutazione è la risposta, che però si ripercuote anche sul valore delle altre monete, provocando situazioni di instabilità. Tuttavia, gradualmente alcune monete diventano riferimento per le altre: in particolare si forma un'area della sterlina, che si estende su cinque continenti. Altre monete forti, quali il marco, il dollaro e lo yen, rimangono estranee creano proprie aree monetarie, di più ridotte dimensioni. Infine, varie nazioni dell'Europa sudoccidentale (tra cui l'Italia) si allacciano al franco francese. La sequenza di svalutazioni prodottesi per fronteggiare la crisi del 1929 mette in crisi il sistema aureo e le aree monetarie che esso aveva creato. La soluzione viene escogitata durante la Conferenza di Bretton Woods del 1944 durante la fase di creazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite: consiste nel prevedere finanziamenti da parte dei Paesi in surplus (primo fra tutti, gli Usa) a favore dei Paesi in deficit. Le riserve delle banche centrali saranno da allora in poi costituite prevalentemente in dollari, nonché da titoli di stato esteri. A sua volta, però, il dollaro rimane convertibile in oro e la Federal Reserve conserva buona parte delle riserve auree mondiali nel "forziere-fortezza" di Fort Knox, nel Kentucky. Ma anche questo sistema non regge alla prova del mercato e grazia al presidente statunitense Nixon si passa così nel 1971 ad un sistema di cambi flessibili: teoricamente qualunque metallo può essere riserva o materiale di conio della moneta. Il passaggio alle riserve si ha quando l'oro o il metallo di conio non è disponibile in quantità sufficienti per le monete che si vogliono emettere. Le autorità monetarie possono emettere moneta nella quantità desiderata e non più in base alla quantità di oro o di altri metalli preziosi presenti nei propri forzieri: è la moneta legale (o moneta a corso legale), in contrapposizione al concetto di moneta merce. Ma tutta questa non è più nemmeno storia, bensì preistoria. La vera domanda oggi è: «Qual è il valore intrinseco della moneta? Qual è il suo vero potere di acquisto?». Per valore o potere d'acquisto della moneta si intende la quantità di beni e servizi che con essa si possono acquistare. Il valore intrinseco di una moneta è invece il valore dello strumento (per esempio la moneta metallica o la banconota) usato come moneta. Il passaggio graduale a monete immateriali ha abbattuto il valore intrinseco della moneta e conseguentemente anche i costi per produrla. Il costo stesso di una moneta elettronica dipende dalla necessità di addebitare ad un conto bancario e accreditare ad un altro una certa somma di denaro. Ed è qui, ora, che entra in scena l'assassino.

La digitalizzazione dell'economia

Stiamo assistendo ad un irreversibile processo che avrà un enorme impatto sociale i cui effetti non sono ancora nemmeno immaginabili. Con l'aggravante determinata dal solito fraintendimento che l'uomo sia da una parte e lo strumento, la tecnologia in senso lato, rimanga separata da lui. Bisogna ricondurre in fretta queste due parti ad un'unità che, per altro, è la loro condizione naturale: la tecnologia al servizio dell'uomo. Ma non solo. Un nuovo sistema di movimentazione del denaro, nuove forme di pagamento, nuove monete, ma soprattutto nuovi scopi correlati alla loro circolazione, saranno la vera rivoluzione in un futuro in cui il potere potrebbe tornare fortemente nelle mani del singolo utilizzatore. In questo tempo in cui il consumatore ha a disposizione una tale varietà e qualità di beni a prezzi contenuti, talvolta persino gratuiti, egli può determinare in maniera orientata il destino del nostro pianeta; definendo, prima di tutto, lo scopo con cui spendere la sua moneta. È una forma di protezionismo etica che consiste nello stabilire il principio secondo cui i prodotti che arrivano sugli scaffali dei supermercati (da qualunque zona del mondo arrivino) devono essere premiati/penalizzati a seconda della qualità del lavoro e della loro sostenibilità ambientale: le informazioni, oggi, sono un'arma potentissima.

Nel mio libro Il tempo dei Nuovi Eroi ho riflettuto a lungo su cosa sia il denaro. Ho iniziato così a comprendere come anche il denaro abbia una propria forza che agisce con la sua propria energia. L'importanza che gli diamo dipende sostanzialmente dal fatto che le nostre decisioni su di esso sono spesso prese in condizioni di incertezza e conoscenza limitata. Essere ricchi calma la nostra inquietudine, ma il denaro resta di per sé una forza senza polarità, ed è piuttosto lo scopo con cui lo si usa che ne determina l'orientamento. Così come il denaro è privo di segno, e anche privo di colpe: è l'uomo che decide come considerarlo, come servirsene, per quali scopi, mosso da quali sentimenti, motivato da quali emozioni, indotto da quali pensieri, attratto da quali aspirazioni. Ma una cosa è certa: il denaro non ti lascia indifferente perché è carico di un potere enorme, quello di far accadere cose. Dobbiamo perciò coltivare la nostra mente e il nostro cuore per accrescere le nostre facoltà intellettuali e le nostre capacità emotive perché, come mi è stato insegnato dal mio Maestro, «lì dove poni il tuo sguardo, lì è il tuo cuore». Il denaro è la porta, è la spinta, o è il cardine? È il nostro padrone, è il nostro servo, o è il nostro consigliere? È il nostro ideale che diverrà presto il nostro scopo o è un mezzo, uno strumento, una possibilità? E poi, se anche fosse un mezzo, uno strumento o una possibilità, sarebbe un mezzo per ottenere cosa, per realizzare quale possibilità? Gesù Cristo ha detto: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto» (Luca, 9-10). Il principio evangelico chiedi e ti sarà dato è incredibilmente impegnativo, perché chi ti darà non avrà poi alcuna responsabilità di ciò che tu farai con ciò che ti sarà stato dato. E anche qualora non ottenessi ciò che hai chiesto, saresti veramente certo che non ti stia effettivamente venendo dato? Chiedere è un'imprescindibile assunzione di responsabilità perché poi e non importa quale sia il tuo credo una cosa è certa: ci verrà chiesto conto di cosa avremo fatto con ciò che ci è stato dato.

Circolare, prego

Fintanto che la nostra società resterà basata sul denaro sarà fondamentale saper usare l'energia che il denaro possiede. Usare significa orientare, e orientare non significa accumulare ma significa lasciar circolare. Così come una buona circolazione del sangue nel corpo umano è linfa per la nostra salute e prevenzione per la malattia, così lo è il denaro per la nostra società. Questo non significa che non possiamo fare delle riserve mirate per costruire la nostra libertà finanziaria, ma non possiamo non tenere conto che l'accumulo produce il ristagno, e «siccome il ferro s'arruginisce, sanza esercizio, e l'acqua si putrefà, e nel freddo s'agghiaccia; così l'ingegno, sanza esercizio, si guasta» come ricordava spesso Leonardo da Vinci il ristagno genera insensibilità e ignoranza, sia nei ricchi sia nei poveri. E l'ignoranza è l'anticamera della violenza. Domandati: le nostre vite, le nostre aziende, le nostre famiglie, il nostro partito politico, producono o distruggono ricchezza interiore ed esteriore? Danno o tolgono all'insieme? E quando danno, a chi danno, e come lo danno, e perché lo fanno? E se invece tolgono, come tolgono, a chi tolgono, perché lo tolgono? Chi pensa che i soldi rovinino le persone, rifletta che sono forse le persone a rovinare i soldi. Il denaro è un acceleratore: se sei buono, da ricco sarai ancora più buono; se sei cattivo, da ricco sarai ancora più cattivo. Non si tratta di essere poveri per mancanza di denaro, bensì di divenire poveri di attaccamento al denaro. Non si tratta di essere ricchi di denaro, ma ricchi della consapevolezza di poterne avere in quantità da usare per un unico fine: il Bene.

Il denaro è quindi un mezzo, non solo un simbolo, di energia creativa: energia da scambiare con altre persone all'interno di un insieme che ci contiene tutti. Se mi è consentita l'espressione, mi piacerebbe parlare di mistica del denaro e riflettere su come poter incanalare quella potentissima energia che esso ha in sé. Il denaro quindi come una moneta di scambio, che incarna perfettamente il concetto di moneta di scopo. Il denaro a tutti gli effetti una grande potenza per cui è necessaria una grande coscienza. Una coscienza adeguata agli scopi più alti della nostra vita.

Oscar di Montigny