A bocce ferme Due o tre cose che magari...

di Giannino della Frattina

A Parisi è mancato lo sprint finale. Il suo passo da maratoneta ha consegnato al centrodestra unito il risultato di gran lunga migliore di tutta Italia, ma la rincorsa a Sala è rimasta un'incompiuta. Gli errori? Forse nessuno, forse non c'era nulla da fare. Magari non aver dato i nomi di vicesindaco e assessori prima del voto. Militanti e tiepidi ne sarebbero usciti galvanizzati. E gli incerti si sarebbero fidati di più. Quel tanto da colmare quei 17mila voti che gli sono mancati. Di certo la giunta non poteva darla Sala, perché a ri-vedere Majorino, Granelli, Maran, De Cesaris e Rozza, perfino qualcuno a sinistra ci avrebbe ripensato. E, infatti, mr Expo ha sparacchiato i fuochi d'artificio Linus ed Emma Bonino che però a far l'assessore non pensano.

E magari a Parisi qualche accordo in più non avrebbe guastato, visto il rifiuto della lista Mardegan (dentro cui c'era la splendida Paola Bonzi anima del Cav) e l'esclusione perfino del transessuale Efe Bal che con il Partito liberale avrebbe voluto portare i temi del sesso sicuro e della prostituzione da tassare e regolamentare. Per non dire dei voti cosiddetti (un po' grossolanamente) «fascisti» che hanno portato nella sola Zona 8 ben 450 preferenze a Pavesi, il candidato della Lega a cui Parisi ha addirittura augurato di perdere e che è invece risultato il più votato. Prendendo, in una sola zona, quattro volte i voti presi in tutta Milano da qualcuno di sinistra che ora siederà in Comune.

Un comportamento lineare, ma ben diverso da quello di Sala che ha raccattato di tutto: i Radicali di Cappato alleati del sindaco contro cui hanno fatto ricorso alla magistratura perché incandidabile, bravi ragazzi dei centri sociali abituati a passamontagna e manganello, organizzatori di gay pride e no global che avevano messo a ferro e fuoco Milano per impedire le Vie d'acqua che da commissario Expo proprio Sala progettava. E poi nessuno sforzo di Parisi per accaparrarsi qualche voto «grillino». Magari sperava sarebbero arrivati da soli. Così non è stato. Rino Formica, socialista dell'era Craxi, diceva che «la politica è sangue e merda». E per vincere le elezioni bisogna metterci le mani. Sala lo ha fatto, Parisi forse no.