La Bomba nel Paese delle Meraviglie

Tra i paradossi italiani uno dei più macroscopici riguarda la nostra politica dei Beni Culturali. Che è per lo meno stravagante. A leggere i giornali esteri, siamo il luogo più bello e fortunato del mondo, così ricco di bellezze e di buone cose da mangiare. Un vero Paese delle Meraviglie e di Bengodi, un enorme parco giochi dove si vive benissimo e si beve ancora meglio. A sentire invece i ministri che negli anni si sono succeduti al dicastero che dovrebbe tutelare e valorizzare questo bendiddio, siamo il luogo più disastrato del mondo. Ogni ministro piagnucola e guaisce e lamenta la cronica mancanza di fondi, i cronici tagli delle finanziarie, le ancora più croniche beghe sindacali con i custodi, le croniche polemiche sull’apertura dei bookshop e dei caffè all’interno dei musei.
Il paradosso italiano sta nel fatto che noi sediamo su una miniera d’oro e ce ne doliamo. La metà dei beni artistici mondiali si trova in Italia: sono 4 milioni e 700mila oggetti, 600mila siti (tra chiese, musei, luoghi di interesse archeologico eccetera...). L’Unesco ha appena iscritto Siracusa tra i siti da proteggere come patrimonio dell’umanità, facendo così dell’Italia la nazione più rappresentata con quaranta luoghi degni di nota, prima in assoluto a livello mondiale. Nelle città d’arte e sulle coste italiane passano ogni anno la bellezza di 80 milioni di visitatori: un popolo di smutandati con cappellino, zainetto, canottiera, sandalo e bottiglia d’acqua d’ordinanza - è vero - ma che significa comunque un turista e mezzo per ogni cittadino italiano (compresi donne, vecchi e bambini). L’indigeno italico vede lo straniero come un pollo da spennare e non come un’opportunità da sfruttare. (Ma qui si apre un lungo discorso che rinviamo ad altra occasione).
Ciò che interessa ora riguarda invece la sicurezza di questo bendidio: se ne riparla ciclicamente, con l’arrivo dell’estate, oppure quando un pazzo tira una martellata a una statua oppure quando scoppia la bomba mafiosa ai Georgofili. Ovviamente non si può fare a meno di parlarne in questi tempi di allarme terrorismo islamico. Tutti a chiedere al ministro di turno (il filosofo Rocco Buttiglione): che fare? E lui invece di dire semplicemente: «Non si può fare niente perché è umanamente impossibile proteggere il Colosseo, San Pietro, la torre di Pisa, il Duomo di Milano, quello di Firenze, la cattedrale di Noto, piazza San Marco, la torre degli Asinelli eccetera...», ha detto: «È essenziale rafforzare la sorveglianza: i custodi devono essere in grado di segnalare se qualcosa non va, se per dire, un terrorista va lì a fare un sopralluogo». Perché è chiaro che essendo «terroristi culturali» sono ben educati e si presentano con il biglietto da visita.
caterina.soffici@il giornale.it