Il boom del Lazio (ma quello di Storace)

Andrea Cuomo

Il Lazio trascina l’economia italiana. Nel 2004 la nostra regione ha avuto la miglior performance economica, con un aumento del prodotto interno lordo, vale a dire della ricchezza complessiva, del 3,8 per cento, contro il +1,2 per cento di media nazionale e il +2,5 del Centro Italia. Un dato che è il più eclatante di quelli diffusi ieri sui principali aggregati economici regionali del 2004 dall’Istat. Dietro il Lazio le regioni con la maggiore crescita sono l’Umbria (+2,8 per cento) e la Calabria (+2,7 per cento) mentre Abruzzo (-0,8 per cento) e Liguria (-0,3) presentano addirittura un decremento del Pil. Per quanto riguarda il Lazio, l’istituto di statistica sottolinea come la crescita del Pil nel corso del 2004 sia dovuta sopratutto al comparto dei servizi, che ha registrato un tasso di sviluppo del 4,2 per cento, mentre l’industria ha concorso con un +2,5 per cento e le costruzioni con un +2,2 per cento.
Il primato del Lazio è un successo «postumo» della giunta Storace, che nel 2004 era al governo della regione. Cosa che molti esponenti del centrodestra fanno notare. «Auspichiamo un bagno di umiltà da parte dell’attuale presidente della Regione - dice Fabio Desideri, capogruppo della lista Sotrace al consiglio regionale -. Marrazzo deve riconoscere pubblicamente che se il Lazio è diventato un modello in Italia e in Europa, è grazie alle politiche attivate da Storace e al grosso lavoro concretizzato dalla giunta di centrodestra». Applausi a Storace anche da Forza Italia. Secondo l’eurodeputato ed ex capogruppo regionale Alfredo Antoniozzi, «quella che il centrodestra aveva ereditato nel 2000 era una regione al fondo delle statistiche nazionali ed europee e la Cdl, sfruttando tutte le risorse e in particolar modo quella, molto importante per entità, dei Fondi europei, l’ha portata allo splendido risultato del 2004. Tutto ciò è stato possibile perché la giunta Storace ha lavorato sulla programmazione dello sviluppo dell’intero sistema-Regione e sulla progettazione degli interventi, diventando fin dall’insediamento un soggetto degno di tale credibilità per l’accesso ai fondi strutturali da ricevere finanziamenti aggiuntivi dall’Ue quale premio per il buon lavoro svolto». E Giorgio Simeoni, responsabile della campagna elettorale di Forza Italia: «Abbiamo dato vita a una regione competitiva ai più alti livelli. Questi numeri non sono altro che la constatazione dell’ottimo lavoro della Giunta Storace in questi anni passati. Ora non possiamo far altro che aspettare con ansia il rapporto Istat sul tasso di ricchezza della regione Lazio dei prossimi anni». Mentre il capogruppo regionale azzurro Raffaele D’Ambrosio mette sull’avviso Marrazzo: «Resta da vedere se questo straordinario patrimonio sarà conservato o se al contrario il mancato effetto trascinamento dell’economia regionale, ora governata dalla sinistra, produrrà una nuova stagione di declino per il Lazio e anche per Roma». E il capogruppo Udc Luciano Ciocchetti intravede già segnali preoccupanti: «La manovra sul Dpfer tutto è tranne che una manovra in grado di assicurare sviluppo alla nostra regione. Ancora una volta, caso strano, tutta la manovra gira intorno alla Capitale mentre al resto del territorio non rimangono che le briciole».
Ma anche il centrosinistra appare orgoglioso del primato dell’economia laziale. Il sindaco di Roma Walter Veltroni è ovviamente «capitale centrico» e sottolinea il ruolo «trainante» della città di Roma, «che pesa per circa il 70 per cento sulla produzione di ricchezza dell’intera regione e di ciò non posso che essere particolarmente orgoglioso e felice». Quanto al presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra, vede due punti forti del Lazio: «Sono concertazione e il buon governo l’arma in più di questo territorio». Il buon governo dell’altra parte, ma questo Gasbarra non lo dice. Infine Andrea Mondello, presidente della Camera di cCommercio: «Dobbiamo esportare nel resto del Paese il modello Lazio, che si riassume nel lavorare insieme, nella collaborazione, nel fare sistema».