Il borgo medievale dà la caccia al fantasma di Boccaccio

A Certaldo, tra le colline toscane, nessuno sa dove sia la tomba dello scrittore. Gli studiosi si sfidano a colpi di scavi e di perizie

da Certaldo (Firenze)

Basta chiudere gli occhi per tutto il tempo della salita in funicolare, predisporsi a sentire il fruscio delle ali di rondini che quassù amano rifugiarsi, e poi, finalmente, guardare Certaldo Alto, il Medioevo tra le dita di una mano. Se si allarga il palmo si comprende tutto il paese, case e vicoli intatti da mille anni, cinta ricamata di mura merlate, un corso che parla lingue di novelle, coppie ardite e personaggi da sogno, che si chiude con un Palazzo Pretorio incastonato di stemmi come un alveare di turchesi. Qui Giovanni Boccaccio stabilì la sua patria e suo rifugio e qui morì quattro giorni prima del Natale del 1375, sparendo in qualche modo nel nulla. Lo scrittore che della sua morte e sepoltura aveva spartito istruzioni in dettaglio per riposare in pace lì dove la Toscana si accuccia in un pugno tra le colline, l'uomo che ha insegnato al mondo a romanzare, il maestro della narrazione corale, è un fantasma sul quale i piedi dei certaldesi passeggiano senza sapere con esattezza dove si trovi. E in fondo non è un cruccio, perché per loro, i figli di Chichibio, una sessantina di purissimi di Valdelsa che abitano questi vicoli, il Boccaccio è vivo, anima e goliardìa, dà nomi a strade, come il corso principale, piazze, la municipale a Certaldo Basso, locande, persino al piramidale poggio dirimpetto, con un'identificazione talmente assoluta con il mito da farne percepire l'ombra nelle sere di luna piena, quando un manipolo di menestrelli sarebbe la visione più normale che si possa immaginare.

Per scoprire la verità bisognerebbe scavare mezzo paese: dove si nasconde davvero Giovanni Boccaccio? Una domanda che arrovella in silenzio dal dopoguerra, e che una squadra di studiosi vuole risolvere provando a ingannare le certezze di pietra. Il Comune per ora non si pronuncia, ma non è l'unica autorità che deve decidere: tutto dipenderà anche dalla Curia. La novella più appassionante del Boccaccio, quella sulla sua sepoltura, parte infatti dalla chiesa canonica di età romanica dei Santi Jacopo e Filippo del borgo di Certaldo Alto, e dall'epitaffio su lastra tombale: «Han sub moles iacenti cineres ac ossa Iohannis». Il padre del Decameron potrebbe essere qui, o vicino, o altrove, ma sempre in questo borgo.

«Su questo direi che abbiamo una ragionevole certezza», assicura Silvano Vinceti, filosofo cacciatore di tombe celebri, già alle calcagna delle ossa del Caravaggio e dei geni della Monna Lisa. Vinceti è stato a Certaldo in sopralluogo. Ha ispezionato la chiesa sconsacrata dei Santi Tommaso e Prospero. Ma è nella Canonica che bisogna scavare, a meno che il Boccaccio si nasconda, o sia stato nascosto, da qualche altra parte. Nonostante le indicazioni contenute nel testamento, infatti, il corpo fu riesumato dopo il periodo foscoliano della proibizione alla sepoltura in chiesa, e persino Lord Byron lamentava la dispersione delle spoglie del poeta. Finché, nel 1949, il Convegno dei Dotti sentenziò che la tomba del Boccaccio era autentica. Ma quattro anni più tardi il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Fontanelli disse no, i resti provenivano da una vicina zona di scavi, quel poggio Boccaccio di forma vulcanica e storia etrusca che si dice collegato al paese da una maglia di cunicoli e grotte. Da qui il buio.

«Ci sono tutte le condizioni per realizzare la ricerca a Certaldo chiarisce Vinceti , possiamo intervenire con i nostri fondi, senza gravare sui bilanci pubblici. Ma dobbiamo iniziare dalla chiesa sconsacrata, dalla discendenza maschile del Boccaccio», dal codice genetico dei familiari. «Dalla Curia ci hanno detto che con calma ci daranno una risposta, il Comune invece per ora fa picche».

Quando è festa, Certaldo si trasforma in un circo di turisti. Succede in occasione delle serate boccaccesche e soprattutto nel mese di luglio, quando arrivano i migliori mimi da tutta Europa per Mercantia, una festa burlona, come una canzonatura è tutto il paese con i suoi abitanti quando chiedi dove risposa il Boccaccio, perché l'arte dell'intrattenimento dotto qui abita anche le tane dei gatti.

Solitario a controllare i cirri nel cielo, a stretta vigilanza esterna di Casa Boccaccio, dove è custodita una collezione di Decameron in tutti gli idiomi conosciuti, ci saluta per esempio il signor Mauro Mercari, che si proclama il trovatore dei resti del poeta. «Ho preso in mano il teschio», garantisce l'indigeno certaldese. Si riferisce a un intervento degli anni '50 «con Baldini, il direttore delle Belle arti di Firenze, che con una ditta specializzata di muratori disfece tutta la chiesa». In quella pesca d'oro i due avrebbero trovato non solo il Boccaccio, ma anche «Machiavelli e famiglia». Ecco cosa significa addentrarsi nelle mura di Certaldo: la realtà diventa fantasia e viceversa, una miscellanea di nomi, favole e coincidenze. Seguendo le piste fantastiche degli abitanti si entra nel palazzo Pretorio, antica sede del Vicariato, dove i certaldesi segnalano un altro dei misteri fitti: un quadro a firma Bmf, una figura femminile dal viso delicato e dai contorni scorticati dall'umidità, che potrebbe essere «un dipinto giovanile di Michelangelo». Paternità mai provata, ma talmente suggestiva che quando se ne lascia la visione tornando in via Boccaccio, strada maestra, si viene travolti da immaginarie note di cetra, o dalle mani in sogno di Leonardo che disegnano leve nel loggiato di Palazzo Strozzi Ridolfi.

La ricerca della squadra di Vinceti è partita dagli archivi vescovili di Firenze. Da una prima ispezione nella chiesa sconsacrata è arrivata la conferma che «in una cripta, nella parte destra dell'ex chiesa» si troverebbero i famigerati resti della discendenza maschile. «In Italia argomenta Vinceti - dobbiamo smettere di fornire in modo non attestato, puramente funzionale al turismo, informazioni da verificare. Nella cappella del Castello di Amboise nella Loira c'è scritto qui dovrebbe essere sepolto Leonardo da Vinci: ecco, non c'è la certezza, e lo si ammette. E oggi a Certaldo non c'è nessun elemento scientifico che possa dire che quella tomba sia del Boccaccio». Il Comune non nega e non conferma. «L'amministrazione seguirà sempre con interesse quanti, se dotati degli adeguati strumenti scientifici, vorranno approfondire la biografia di Giovanni Boccaccio», premette l'assessore al Turismo Francesca Pinochi. Per ora però, sulla vita dello scrittore, «così come sulla sua sepoltura, l'amministrazione comunale non può che attenersi ai fatti e alle conclusioni della ricerca universitaria». E al borgo alto si continua a novellare.

Commenti

fifaus

Lun, 26/09/2016 - 13:21

articolo un po' confuso. Ad esempio, perché "famigerati resti.."?