La boria dei nobili e dell’arcivescovo

Girolamo Colloredo n. 1. «Caro padre, lunedì prossimo saranno sei settimane da che sono partito da Salisburgo. Lei sa bene che io sto a Salisburgo solo per amor Suo; che per Dio, se dipendesse da me, prima di partire, con l’ultimo decreto mi ci sarei pulito il sedere; sul mio onore, infatti, non Salisburgo, ma il principe (Girolamo Colloredo, principe arcivescovo di Salisburgo, ndr) e la boria della nobiltà mi sono sempre più insopportabili. Desidererei quindi che mi scrivesse che non ha più bisogno di me, con i protettori che ho qui potrei star sicuro per il presente e il futuro, eccetto in caso di morte, per la quale nessuno può garantire, che però a un uomo di talento e scapolo non porta danno. Ma per amor Suo farei qualunque cosa - solo che mi sarebbe più facile se di tanto in tanto potessi andarmene per breve tempo a respirare aria pura. Lei sa quanto è stato difficile questa volta venir via, senza un serio motivo non c'è neppure da sperare - c'è da piangere solo a pensarci, ma ora basta. Venga presto a Monaco, ascolti la mia opera (Idomeneo KV367, ndr) - e mi dica poi se ho torto a rattristarmi quando penso a Salisburgo. Addio!" ( Lettera di W. A. Mozart al padre. Monaco, 16 dicembre 1780). «Carissimo padre, Lei mi aspetta con gioia. Questa è l’unica cosa che mi può far decidere di lasciare Vienna per tornare a Salisburgo. Tutto il mondo deve sapere che l’arcivescovo di Salisburgo ha da ringraziare solo Lei, mio ottimo padre, se non mi ha ancora perduto definitivamente» (Lettera di W. A. Mozart al padre. Vienna, 28 aprile 1781) .
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