Boschi e specie selvatiche, l’Italia si scopre verde

Gli ecologisti c’entrano poco: sono i coltivatori che abbandonano i campi. Dal ’90 i parchi nazionali sono aumentati da cinque a 23

da Milano

Tra le grida di allarme per le tante emergenze ambientali che rimbombano ogni giorno, spunta una buona notizia per l’ambiente italiano: la superficie della Penisola si colora sempre più di verde. Nel 1949 le foreste italiane coprivano 5,5 milioni di ettari, pari al 18% del territorio. Nel 2007 siamo a un quarto della superficie nazionale. Numeri che vanno di pari passo con l’opera di tutela del paesaggio compiuta con l’istituzione dei parchi nazionali: nel 1990 erano cinque. Oggi sono 23. A cui vanno aggiunti 132 parchi regionali, oltre 500 riserve nazionali e regionali.
La radiografia del patrimonio verde italiano proviene da uno studio del mensile Geo, insieme al Wwf, legato al lancio di un censimento delle «biodiversità» italiane: ogni anno il magazine Mondadori farà la fotografia delle specie tipiche di un’area poco studiata del territorio italiano, a partire dal Parco della Grigna settentrionale (Lecco). Il dossier di Geo conferma tra l’altro quanto emerge dagli inventari dei boschi fatti dal Corpo forestale dello Stato.
E naturalmente, più bosco significa anche più spazio vitale per i suoi abitanti. Per quanto riguarda i cosiddetti «ungulati» si può parlare di un vero e proprio boom. Il censimento dell’Infs, Istituto nazionale per la fauna selvatica, vede incrementi a due cifre della popolazione di cervi, caprioli, stambecchi e camosci dell’Appennino nei cinque anni dal 2000 al 2005. L’unico dato in calo è quello del daino, animale la cui sopravvivenza è tutt’altro che minacciata: a differenza di quanto racconta il suo aspetto «tenerone», è una specie molto invasiva, diffusa ovunque, che mangia di tutto e di solito è snobbata dai cacciatori.
Ma non solo: per il cinghiale è boom demografico in tutta Europa, il lupo non è più a rischio d’estinzione e ci sono avvistamenti perfino della lince, scomparsa dall’Italia all’inizio del secolo scorso. Di sicuro i divieti di caccia per certe specie e le iniziative di ripopolamento hanno influito. Ma dietro il boom della fauna selvatica, come conferma il dossier Geo-Wwf, «c’è soprattutto l’aumento della superficie boschiva, dovuta al progressivo abbandono da parte dell’uomo di aree agricole ritenute non più redditizie». I boschi possono dunque brindare allo scampato pericolo? L’Italia è il Paese più ricco in Europa per il numero di specie animali e vegetali. Ma questo patrimonio è messo a rischio dal rilascio nell’ambiente di specie che vengono da altre parti del mondo. «Il visone americano mette a rischio la sopravvivenza di quello europeo - spiega Piero Genovesi, presidente del gruppo di studio europeo per la difesa delle biodiversità -. Il raro gobbo rugginoso (una specie di anitra, ndr) è minacciato dal gobbo giamaicano. La competizione per le risorse naturali con le specie più aggressive fa calare rapidamente il numero degli esemplari autoctoni, mentre quelli alieni li rimpiazzano rapidamente».
Dietro questo fenomeno c’è la crescita dei commerci internazionali, a volte anche illeciti, ma non solo. Paradossalmente il fenomeno è favorito dagli animalisti, come testimonia la vicenda di cui è stato protagonista lo stesso Genovesi, denunciato per maltrattamento di animali da un gruppo animalista per il programma, concordato con autorità e ambientalisti, di riduzione del numero di scoiattoli grigi (una specie aliena) che stanno facendo sparire i nostrani scoiattoli rossi. «Per molti animalisti, il bene di un singolo animale è superiore a quello di intere specie - spiega Genovesi - Fummo assolti da quell’accusa. Ma intanto il tribunale aveva sospeso il programma e lo scoiattolo grigio invaso l’Italia».