Botole, tesori, dipinti Quell'Italia (segreta) sotto i nostri occhi

Da Napoli a Palermo passando per Torino Giacobbo alla scoperta dei misteri delle città

Roma - Se le pietre potessero parlare, come recitava l'adagio popolare, il povero Roberto Giacobbo si prenderebbe un bell'esaurimento nervoso. Perché lui, di professione divulgatore televisvo ma prima ancora studioso di arte e di storia antica, ha fatto delle reticenze delle pietre, delle statue e dei luoghi più significativi concepiti e abbelliti dall'uomo, il suo destino, la sua vocazione. E fin quando le pietre tacciono lui può centellinare verità e segreti da documenti e riscontri scientifici, ma se queste iniziassero a parlare sarebbe sopraffatto da migliaia di voci e di richiami. Voci e richiami che ora compongo la sua ultima fatica editoriale. La guida si intitola Città segrete (Mondadori-Eri) ed è appena stata presentata al Salone del libro di Torino.

Per i bolognesi per esempio di perle segrete da disvelare ce ne sono molte: come l'esame di composizione del piccolo Wolgang Amadeus Mozart. Presso l'Accademia Filarmonica è conservato l'originale del suo esame (sostenuto nel 1770 quando aveva 14 anni). Genio e sregolatezza si rivelano tutti in quegli scarabocchi, in quelle cancellature, in quella grafia veloce e corriva. Poi però se si fa una piccola passeggiata fino al Museo della Musica si scoprono altre due copie dello stesso esame. Nette, prive di sbavature ma con il calce la stessa firma. «C'è qualcosa di losco?» si chiede Giacobbo. Ma le spiegazioni sono spesso più semplici di tutte le congetture. E narrano in questo caso di un esaminatore retrogato ma tanto intelligente da capire il genio nascosto in quelle sbavature poi emendate. Sempre a Bologna si può respirare l'aria inquietante di Frankestein. Sì, se il celebre mito letterario partorito dalla penna di Mary Shelley popola ancor i nostri incubi è merito di un medico bolognese: Luigi Galvani, che una statua ricorda. Fu il primo a intuire la connessione tra biologia ed elettricità. E suo nipote, che si era stufato di dare la scossa alle rane iniziò a fare gli stessi esperimenti sui cadaveri. Ma solo in Inghilterra se ne potevano trovare di sufficientemente integri e la notizia di un eccentrico medico in cerca di cadaveri arrivò fino a Lord Byron (amante della sorellastra di Mary Shelley) che ne parlò diffusamente agli amici. Ci sono poi le dita di Galileo, conservate nell'omonimo museo a Firenze, che potrebbero dire tanto sui problemi di vista del noto scienziato e riscrivere quindi la storia dei suoi successi astronomici. Sempre a Firenze poi, nella Capella Medicea, c'è il rifugio segreto che ospitò Michelangelo, scoperto per caso dietro una botola, chiusa da secoli e che nemmeno l'acqua dell'alluvione del '61 è stata in grato di cancellarne le meravigliose tracce (affreschi fatti a carboncino per passare il tempo in quella clausura volontaria). Roma, ovviamente, fa la parte del leone in una guida che racconta i misteri dietro i capolavori o semplicemente dietro anonime edicole mariane. Dagli scheletri veri del Convento dei Cappuccini di via Vittori Veneto, agli scheletri di marmo intagliati di gioielli di Santa Maria del Popolo, è ricco il racconto che incrocia fede, superstizione e arte. Vent'anni fa la Madonnina di Civitavecchia che lacrimava sangue ha conquistato gli onori della cronaca a lungo. Ma nel luglio 1794 un fenomeno di ben altra portata stregò un'intera città. Per mesi le immagini sacre di Maria sparse per la città presero vita. Nessuno riuscì a spiegare il fenomeno (anche il celebre Valadier ammise che non c'era spiegazioni plausibili). Impossibile elencare tutte le perle regalateci da Giacobbo. Citiamo, così, in ordine, sparso la meridiana del Duomo di Milano, il lago sotterreneo nella capitale, e le tracce dei Templari nel Casinò veneziano. Le nostre città, insomma, sono piene di misteri da ripercorrere e da analizzare per capire meglio la nostra storia e godere dei nostri tesori.