La Bottega dei mestieri di Villa Buon Respiro

L’hanno chiamata «Bottega dei mestieri». È uno dei tanti laboratori di riabilitazione di Villa Buon Respiro. «L’obiettivo dei laboratori socio-occupazionali - spiega Antonella Piciullo, responsabile dell’Unità di Neuropsichiatria Infantile - è quello di promuovere la massima autonomia possibile, il miglioramento e la stabilizzazione della qualità della vita dei disabili, anche rispetto alla capacità produttiva. L’intervento è rivolto a 10-15 disabili medio-gravi, dai 18 ai 30 anni, con patologie miste, cioè con deficit intellettivi e motori e patologie di tipo psichiatrico. Soggetti che hanno già concluso uno o più percorsi, da quello riabilitativo a quello d’integrazione scolastica». Dalla teoria alla pratica, la Bottega ha permesso di portare alcuni pazienti ad avere esperienze di lavoro di sei mesi: in un asilo, un supermercato, un vivaio e una scuola. Accompagnati da un educatore, sono riusciti a rendersi utili. Per esempio all’asilo nido, il disabile supportava gli operatori portando i pasti in tavola, sparecchiando o sistemando i giocattoli. Al supermercato mettendo la merce negli scaffali, alla scuola elementare aiutando a catalogare i libri delle biblioteca. «Sono stati impiegati in attività in cui potessero sfruttare le loro capacità adattative - racconta la dottoressa - ed è stata un’esperienza che li ha resi felici perché si sentivano realizzati per aver fatto qualcosa di importante».
Altro progetto promosso da Villa Buon Respiro è Avipa (Ambiente virtuale inclusivo per persone autistiche), finanziato dal ministero dell’Università in collaborazione l’Asl di Viterbo, le associazione dei familiari e tutte le scuole della città. L’obiettivo è realizzare uno strumento tecnologico che permetta la condivisione degli interventi formativi, educativi, riabilitativi dell’alunno autistico. Ed è proprio con un bimbo autistico che la dottoressa Piciullo ha ottenuto risultati eccezionali. Arrivato a Villa Buon Respiro, tre anni appena compiuti, aveva grosse difficoltà a relazionarsi con gli altri: «Non ti guardava mai negli occhi - ricorda la specialista -, non parlava, non giocava, non toccava l’acqua e non si faceva toccare. Era iperattivo e i suoi movimenti erano ripetitivi fino all’esasperazione. All’asilo non era gestibile, anche perché non aveva il senso del pericolo». Ora, a sei anni di distanza è un altro: parla, si fa capire, ha un linguaggio ben sviluppato, guarda negli occhi, gioca con gli altri coetanei, ha una discreta capacità di memoria e il prossimo anno andrà a scuola: sa già scrivere qualche parola. «Non è il solo, - precisa subito la specialista - lavorare in modo intensivo, continuativo e precoce con i bimbi autistici ci dà risultati davvero importanti. Ed è di soddisfazione per tutta l’équipe».