La Brambilla fa paura. Soprattutto alle donne

Non conosco di persona la signora Brambilla anche perché, con quel nome tutto lombardo, la so più a suo agio nel Nord operoso che nella Roma politica e burocratica nella quale si aggirano i giornalisti politici. Sto a guardare quel che succede con interesse, e ancor maggiore curiosità, non disgiunti da scetticismi naturali in chi, in politica, ne ha viste tante, troppe. La MVB è una novità, ma nel nostro Paese ciò che è nuovo suscita più ostilità che consensi, ed è quel che sta succedendo anche questa volta.
Per questo, mi interessano le reazioni suscitate dalla sua presenza più ancora che i fatti in divenire. Noto intanto che i giudizi sulle fortune della «rossa» cambiano e sono cambiati negli ultimi tempi, nel volgere di 24 ore. Un giorno la Brambilla veniva data in disgrazia, il giorno dopo a motivo della visita al notaio per registrare nome e simbolo del Pdl veniva ricollocata sul piedistallo dei predestinati. Restano le immagini stereotipate, le calze con autoreggenti elevate a simbolo di chissà che, o dell’elefantino coi tacchi a spillo che si aggira nella cristalleria provocando danni e sgomenti fra coloro che dovendolo esserlo non riescono a sentirsi sodali con la donna fascinosa e perciò temibile. Fra i luoghi comuni, il più praticato.
Fra tante cattiverie, mi ha colpito in modo sgradevolissimo quella di Lucia Annunziata che sulla Stampa dovendo affrontare i rapporti fra la Brambilla e Berlusconi così si esprime: «Ed ecco che Lui, proprio Lui, così attento alle forme, così proteso a scavare un buco nel muro dell’accettazione del Salotto Buono, lancia un nuovo partito e vi mette a capo una pescivendola», testuale con tutte le maiuscole al posto loro, e i luoghi comuni, soprattutto quello di un Salotto Buono e di Lui che non cessa di aspirare a farne parte.
La definizione di pescivendola, rivela, in più, una malevolenza femminile, o propria di un certo tipo di donne mal disposte verso il proprio genere quando si accompagni a bellezza e temperamento.
Non tutti, a sinistra, raggiungono di questi eccessi. Anche perché si preferisce mettere l’accento sui possibili guasti che le imprese della Brambilla possono creare nel Polo. E poter contrapporre alle miserie e alle conclamate delusioni del Pd altre del fronte avverso può essere di qualche consolazione. Sulle preoccupazioni suscitate nel centro-destra distinguerei. C’è chi scorge nella «rossa» e nella sua ascesa motivi di preoccupazione personale, ed è in fondo naturale. Ma c’è altro. Per esempio, nella freddezza dell’ex ministro Prestigiacomo, di un fascino sereno e sobrio quel che basta per primeggiare anch’essa, c’è la preoccupazione rispettabile di vedere in tante novità il rischio di sconvolgimenti tali da mettere in pericolo ciò che è stato fin qui edificato, il miracolo di Forza Italia, da «partito di plastica» a primo partito italiano, tale da distanziare nel consenso l’erede della «gioiosa macchina da guerra» di Occhetto, e di quel che resta del Pci. Per restare all’universo femminile Letizia Moratti, una signora che non teme paragoni, si augura che da tutto questo vengano consensi nuovi, ed è la reazione più sennata.
Della «rossa» hanno preso ad occuparsi i corrispondenti dei giornali stranieri, frequentatori assidui dei nostri «salotti buoni» e propalatori nel mondo dei luoghi comuni più triti.
L’Economist pubblica una vignetta con su il capoccione con ali o tappeto volante di Berlusconi che porta per il cielo i capelli rossi della Brambilla. Si aggiunge, nel testo, che il Cavaliere, «voglioso di disfarsi del suo partito Forza Italia e della sua leadership di mezza età e poco glamour» ne ha inventata un’altra, l’ultima, per continuare a volare sui nostri cieli. La MVB può compiacersi di una notorietà ormai universale, anche se i suoi problemi, bandite le antipatie e le malevolenze, restano su questa terra. È comunque un fatto nuovo, e le novità da noi non sono da buttar via.