Il branco colpisce ancora Altre cinque donne stuprate

L’episodio più grave a Salerno: una ragazza di 16 anni è stata violentata da tre giovani. A Milano due minorenni aggrediscono una 45enne. Altri casi nel Foggiano e nel Pavese

Dopo i tre brutti episodi di Bologna e Milano, ieri altre sconcertanti vicende hanno scosso il Paese, da Foggia a Salerno, da Pavia a Milano e Varese. Storie di violenze sessuali. Storie di donne violate dalla crudeltà.
Salerno. In Campania forse l’episodio peggiore: uno stupro di gruppo, come forma di «vendetta», ai danni di una ragazzina. Lei ha 16 anni, è una studentessa corteggiata senza esito da un ragazzo brasiliano di 20 anni, adottato da una buona famiglia salernitana. Un ragazzo difficile, con un fedina penale già piuttosto imbarazzante, in cui figura anche una rapina. Sabato sera la ragazza passa qualche ora in una piazza cittadina poi, verso le 20, prende la strada di casa. Nel suo percorso imbocca il sottopasso della tangenziale nella zona orientale della città. Qui trova il suo spasimante respinto insieme a due amici. I tre la bloccano, le puntano addosso un coltello, quindi abusano uno dopo l’altro di lei. Appena libera la ragazza corre a casa, racconta tutto, i genitori che la portano in ospedale dove i medici riscontrano lo stupro. Poi arrivano gli investigatori della squadra mobile a cui la vittima fa il nome del suo aggressore. Polizia e magistratura decidono di limitarsi a una denuncia a piede libero, forse in attesa di rintracciare anche gli altri due balordi, pare già identificati.
Saronno. Brutale e sanguinosa l’aggressione subita sabato mattina da una nordafricana di 30 anni all’interno di un bar della cittadina in provincia di Varese. Due europei e un magrebino entrano tirano giù la saracinesca e si scagliano come belve sulla «preda». Oltre che violentata la donna viene anche seviziata con un coccio di bottiglia: tagli sulla schiena, sulle gambe, sul ventre e sul seno. Le sue urla si confondono con i rumori della strada per cui i «macellai» possono agire indisturbati e indisturbati andarsene. La vittima, scoperta da un cliente, viene portata in ospedale e poi interrogata dai carabinieri a cui non fornisce indicazioni utili per identificare i suoi aggressori. Forse per paura di eventuali ritorsioni.
Vigevano. Anche in questo la donna è rimasta vittima di un agguato in piena regola. Lei ha 26 anni, fa l’impiegata e venerdì pomeriggio decide di passare qualche ora sul greto del Ticino che la gente del posto chiama «ghiaioni». Mentre è stesa sotto il solo arriva un magrebino tra i 30 e i 40 anni che cerca di «attaccare bottone» proponendole un massaggio. La ragazza lo allontana. Poco dopo decide di rientrare ma per raggiungere la macchina deve camminare per qualche decina di metri prima di raggiungere l’auto lasciata sul ciglio della strada. E attraversare una macchia dove c’è ad attenderla il nordafricano che le salta addosso già completamente nudo. Solo quando l’aggressore se ne va la giovane può raggiungere l’ospedale, farsi assistere e quindi denunciare l’aggressione.
Milano. Due piccoli animali da preda, un iracheno e un palestinese di appena 15 anni, sono invece i protagonisti dell’aggressione avvenuta in stazione Centrale. Vittima una donna di 45 anni con qualche problema, tanto da avere una pensione di invalidità, che abita da sola in un appartamento poco lontano. Giovedì 16 verso le 23 lei si reca in stazione dove incontra i due ragazzini, che conosce di vista e la invitano a seguirla. La convincono a percorrere un lungo un percorso che si conclude davanti a un locale inutilizzato dalla Ferrovie. I due sfondano la porta, trascinano dentro la donna e tenendole bloccate le braccia (i medici riscontreranno poi vistose ecchimosi ai polsi) la violentano e le rubano 220 euro e il cellulare. Lei si presenta al posto di polizia per la denuncia e insieme agli agenti decide di tornare in stazione in cerca dei baby-stupratori, ovviamente scortata da personale in borghese. Fino a quando individua il primo e lo fa arrestare. Il ragazzo confessa e indica dove può essere ritrovato l’amico che finisce anche lui in manette.
Manfredonia. L’ultimo caso arriva dalla provincia di Foggia, ed è forse il meno drammatico, essendo conseguenza di un «fuitina» tra un ventenne e una studentessa che deve ancora compiere 14 anni e per questo sottoposto per legge a particolare tutela. Sabato lei segue volontariamente fino a una casolare in località Macchia tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo un giovane, 20 anni titolare di un bar, perdutamente amato ma osteggiato dai genitori. Poi chiama casa dicendo di non preoccuparsi, che va tutto bene, che lei adora e vuole sposare il suo Romeo. La famiglia si precipita in commissariato, fornendo indicazioni precise per ritrovare la ragazzina e identificare il «rapitore». La polizia si reca nel casolare, trova la tredicenne con un altro minorenne, che comunque dovrebbe essere completamente estraneo ai fatti, e la «libera». Poi, codice penale alla mano, rintraccia il ragazzo e lo ammanetta.