«Brera, una collezione da portare in scena»

Alessandro Bergonzoni in una spettacolare performance alla Sala della Passione: «L'essere umano è il capolavoro da tutelare»

Pamela Dell'Orto

«Qual è il collegamento tra bellezza e giustizia, tra opere d'arte che raccontano l'uomo come opera sublime?». Pinacoteca di Brera, sala della Passione. Alessandro Bergonzoni è immobile fra Il purgatorio e Gli angeli caduti di Salvator Rosa, mentre la sua voce registrata scuote le coscienze del pubblico milanese con un monologo che non è teatro e non è spettacolo. Questo artista, scrittore e comico visionario è qui per un'installazione-performance che ricorda lontanamente quelle di Marina Abramovic. Ma qui non c'è provocazione. «Non è uno spettacolo, ma qualcosa che io chiamo corpo a corpo tra il bene inteso come essere umano (e sovrumano) e i beni culturali, la loro tutela e la loro conservazione. I rapporti sono quelli tra il Ministero degli Interni al confine con il Ministero dei Beni Culturali e Ministero della Giustizia, perché anche nella giustizia e nella sanità allo Stato è affidato l'essere umano. Questi sono beni che vanno tutelati. Se questo collegamento avvenisse, mi piacerebbe molto parlare dell'essere umano come opera, alla stessa maniera di un Mantegna», spiega Bergonzoni dopo una performance intensa, in cui il silenzio ha la stessa importanza della parola. Che ci pone domande fondamentali, e fa riflettere sul valore dell'essere umano: dovrebbe essere inviolabile, perché superiore a quello delle opere d'arte, invece la cronaca lo smentisce ogni giorno. La sua ultima si intitola «Tutela dei Beni: Corpi del (c)reato (il valore di un'opera, in persona)». L'ha già portata a Bologna, presto sarà a Venezia, Firenze e probabilmente a Roma, e ieri era a Brera. Ma perché proprio Brera? «Perché qui, nelle pinacoteche e nei musei, ci sono quelle che io chiamo le opere della collezione esistenziale invisibile». In altre parole? «Gli essere umani, che sono la più grande collezione privata al mondo. Noi siamo milioni di persone, un'esposizione perenne in tutto il mondo, che spesso è esposta ad agenti atmosferici e umani che ne limitano la libertà, ne violano i diritti, la dignità». L'essere umano è quindi un'opera d'arte, e ha «la stessa inviolabilità di un capolavoro, ha dei colori, un valore. Noi siamo le eccellenze. Non solo le nostre torri le nostre campagne, il mare e i palazzi», spiega l'artista. «Il problema è che ci sono dei palazzi dentro i quali l'opera d'arte uomo è violata costantemente». E poi, «perché nei musei c'è il massimo della cura, e per gli esseri umani non c'è nessuna cura? Bergonzoni però non fa protesta politica. La sua è invocazione artistica contro le torture, le violenze, le ingiustizie (durante la performance si evoca anche un fatto di cronaca molto forte). «La tortura nasce da una mancanza di arte e poesia non dalla mancanza di una legge e del diritto. La legge che dovrebbe tutelarci dalla tortura non c'è perché mancano arte e poesia». Questa è «una specie di evocazione per chiedere a chiunque voglia vedere l'arte e ricevere qualcosa dall'arte, la stessa cosa di fronte alla morte per cronaca, per abbandono, quando qualcuno è in mano allo Stato».