Le brillanti promesse sono un po' opache. Ecco su chi puntare...

Under quaranta? Tarabbia, Volpi, Santoni e pochi altri

La recente raffica di morti, Piero Buscaroli, Umberto Eco, Ida Magli, mi ha prostrato. Non perché fossero decessi imprevedibili o ingiusti (erano tutti piuttosto avanti negli anni) ma perché ho subito compreso che non uno dei tre avrebbe lasciato eredi. Qui non importa che fossero buoni o cattivi, i maestri defunti, importa la sensazione di un intero ciclo della cultura italiana che si conclude senza che ne cominci un altro.

Sì, sono apocalittiche le presenti mie riflessioni che si avvalgono di vecchie eppure insuperate categorie arbasiniane. Secondo l'autore di Fratelli d'Italia la parabola della carriera letteraria è suddivisa in tre fasi: dapprima brillante promessa, poi solito stronzo, infine, per chi ci arriva, venerato maestro.

Di venerati maestri viventi e scriventi ne esistono ancora parecchi, e i soliti stronzi, perdonate il lessico, sembrano abbondare come sempre. Ma le culle della letteratura, o più in generale del pensiero, sono vuote, e siccome il tempo vola i ranghi degli intellettuali, ormai senza rincalzi, si assottiglieranno presto. E i Meridiani Mondadori dopo aver raschiato il fondo potranno chiudere senza che nessuno se ne accorga e se ne lamenti. Ho fatto una ricerchina, e chiaramente uso il diminutivo per understatement, e insomma sono andato a verificare quanti e quali fossero gli autori ventenni e trentenni nel passato. Ho studiato la produzione editoriale italiana con cadenza decennale e quindi il 2006, il 1996, il 1986 e via così fino al 1916. Contro ogni regola da scuola di scrittura anticipo il risultato: c'è da mettersi le mani nei capelli. Nel '96, tanto per dire, fra i giovani autori con almeno un libro di valore alle spalle c'erano Mozzi e Brizzi, Picca e Culicchia, fra i satirici Maurizio Milani, fra i poeti Claudio Damiani, fra le donne Silvia Ballestra e Isabella Santacroce. Mezzo secolo fa, nel '66, emergevano proprio Arbasino e proprio Eco, quindi Bevilacqua e Parise e Pagliarani e Mastronardi, infine, scusate se è poco, Carmelo Bene e Oriana Fallaci. Un secolo fa, nella primavera del '16, la scena era autorevolmente calcata da ventenni e trentenni quali Papini e Prezzolini, Gozzano e Govoni, Soffici e Moretti, Marinetti, Palazzeschi, Longhi...

E oggi le brillanti promesse dove sono? Dove si nascondono? Anche a considerare trentenni i nati nel 1977, quindi includendo generosamente i trentanovenni (a 39 anni Leopardi aveva già scritto lo Zibaldone, L'infinito, A Silvia e La ginestra, ed era morto), bisogna cercarle col lanternino. Niente paura, sono qui per questo, solo che prima di accendere fari e faretti bisogna sapere cosa si cerca. Io innanzitutto cerco autori di opere letterarie e se ci sono dubbi perfino sull'aggettivo li risolvo spero definitivamente con Nicolás Gómez-Dávila: «Appartengono alla letteratura tutti i libri che si possono leggere due volte». Un breve aforisma che da solo e senza sforzo sgombra la scrivania da montagne di gialli e di rosa e dai pochissimi giovani o semigiovani in classifica ovvero Chiara Gamberale e l'afro-italiano Antonio Dikele Distefano che sogna di essere il nuovo Fabio Volo e magari lo è davvero (ma non bastava quello vecchio?).

Una frase di Hemingway, da Morte nel pomeriggio, compie un'altra mezza strage: «Scrivere quando si sa qualcosa: e non prima; e, porco cane, non troppo dopo». Scartati dunque i nipotini di Manzoni, gli autori di romanzi storici come Marco Balzano, Giorgio Fontana e Marco Missiroli che raccontano in ritardo gli anni Cinquanta (il primo) o gli Ottanta (gli ultimi due), epoche di cui per motivi anagrafici hanno conoscenza solo libresca o cinematografica, insomma indiretta. Don Lisander ambientò il suo capolavoro nel Seicento per sfuggire alla censura austriaca: quale censura temevano scrittori tanto ortodossi da poter pubblicare con Sellerio e Feltrinelli?

A proposito di conformismo. Galli della Loggia sul Corriere della Sera ha denunciato la «unilateralità del Paese che pensa, che parla e scrive». Credo si riferisse all'appello dei 400 intellettuali a favore delle nozze di Sodoma, un episodio che può essere letto con la categoria girardiana del desiderio mimetico o ancor meglio con quella guareschiana dei cervelli all'ammasso. Scorrendo il lunghissimo elenco di prestigiose firme mi sono domandato: possibile che la pensino tutti allo stesso modo? Un dubbio non viene mai a nessuno? Nel fiume del «compunto perbenismo maggioritario» fra tante vecchie e stravecchie conoscenze ho pescato i sottoquarantenni Silvia Avallone, Elisa Fuksas, Chiara Gamberale (questa donna è ovunque) e Gianluigi Ricuperati. E li ho buttati al gatto, insieme ad alcuni non firmatari e però anch'essi trinariciuti come Paolo Giordano e Viola Di Grado e Antonella Lattanzi e Simona Baldanzi, perché di intellettuali dall'intelletto fungibile non so che farmene.

Lo avevo detto che siamo messi male, che fra poco rimarranno da leggere solo i vecchioni e i morti. Sospendendo il giudizio su Alessandro D'Avenia (Palermo 1977), personaggio che stimo e tuttavia scrittore che non riesco a leggere perché sono nato vecchio e mai nemmeno per un giorno ho avuto l'età dei suoi protagonisti, gli oltretrentenni che hanno cominciato a mantenere qualche promessa si chiamano Mirko Volpi (Lodi 1977), che scrive un italiano ottimo e lombardeggiante, come da un Mirko non ti aspetteresti, e Vanni Santoni (Montevarchi 1978), che scrive un italiano ottimo e toscaneggiante, proprio quello che ti aspetteresti da un Vanni. Rileggerei le loro pagine sulla pianura cremonese e su Firenze sicuro di trovarci piccole delizie sempre nuove. Mi aspetto qualcosa da Antonio Gurrado (Santeramo in Colle 1980), magari quando la smetterà di scrivere di partite (sono calciofobo), mentre non ho ancora capito se e quanto puntare su Diego Fusaro (Torino 1983), giovin filosofo dallo strano profilo di libero pensatore marxista. In un empito di benignità mi riprometto di leggere con attenzione i prossimi libri di Andrea Tarabbia (Saronno 1978), Paolo Malaguti (Monselice 1978), Giovanni Previdi (Carpi 1977), purché la smettano di occuparsi, rispettivamente, di criminali sovietici, reliquie bizantine, clienti di librerie (altre mie idiosincrasie).

Detto questo, la mia ricerchina sugli autori al contempo giovani e originali, e minaccianti di durare nel tempo, per ora finisce qui: per quanto sia quasi certo di essermi lasciato sfuggire qualche nome, per quanto mi sforzi di sperare in esordi tardivi, sono desolato, e davvero non vorrei essere nei panni di chi dirigerà i Meridiani Mondadori nei prossimi decenni.