Brio, 50 anni e un rimpianto «Ora in azzurro giocano tutti»

Quasi 250 partite in A, 4 scudetti, una coppa Campioni, ma nessuna convocazione in nazionale: «Ai miei tempi c’era molta più concorrenza»

Tony Damascelli

Può capitare anche a uno come Sergio Brio. Può capitare di festeggiare oggi cinquant’anni, all’insaputa dei più, non di parenti e affini, amici, soci messi in barriera a Forte dei Marmi da questo leccese alto una cifra, dai piedi non proprio raffinati ma con un cuore grande come la terra sua salentina, vento, sole e mare assieme. Sergio Brio, dunque, 243 partite in serie A pure con 16 gol, 4 scudetti, 1 coppa dei Campioni, 1 coppa Uefa, 1 coppa delle Coppe, 1 Intercontinentale, 1 Supercoppa europea, 3 coppe Italia ma mai, dico mai, una convocazione in nazionale.
A parte gli auguri, vogliamo parlare di questa squadra azzurra aperta ai più, anzi a tutti?
«Con tutto il rispetto che ho per i ragazzi di oggi dovete ammettere che ai miei tempi c’erano calciatori di ben altro livello».
Facciamo dei nomi e cognomi?
«Collovati e Vierchowod per dire così a memoria. Fulvio era elegante, tecnico, Vierchowod invece mi assomigliava ma aveva una velocità pazzesca, utilissima per la zona della Roma, per recuperare i palloni persi dai suoi compagni. Entrambi hanno giocato in grandi club, io soltanto nella Juventus, fedele ma non andavo di moda».
In che senso?
«Che Bearzot aveva le sue idee e furono vincenti, io invece appartenevo a un altro tipo di football».
Quale?
«Trapattoni ordinava e io eseguivo. Con la massima concentrazione, un compito e quello restava per tutta la partita. Facevo il muratore in una squadra di architetti».
E oggi, secondo lei, che accade?
«Che abbiamo un grandissimo come Cannavaro e poi c’è Nesta che non è male. Tra i giovani dico Barzagli».
Basta?
«La verità è che ai miei tempi si subivano critiche feroci e si reagiva anche a male parole con voi, c’era un rapporto schietto, immediato e così si cresceva».
A proposito di male parole. Materazzi?
«Se è per questo io non ero un santerello, certe cose in campo si dicono e si fanno. Vi segnalo Passarella o Franco Baresi, tanto per dire, mica due vergini. E anche nella mia Juventus qualche faccia dolce sapeva dire cose incredibili. Il calcio è questo poi al fischio finale stop. Per esempio io con Pruzzo...».
Lei con Pruzzo, che cosa?
«Battaglie, mi pento di quello che ho fatto e detto ma con Roberto ci siamo chiariti, siamo diventati amici, lo stimo, è una persona per bene».
Il più grande attaccante marcato?
«Due: Altobelli e Van Basten».
È vero che Boniperti la multava quando lei usciva dal campo senza una ammonizione?
«Balle. Una volta mi ero infortunato alla gamba contro il Catanzaro, nella semifinale di coppa Italia. Mi tolsero il gesso a tre giorni dalla finale con il Palermo a Napoli. Trap mi mise in panchina, stavamo perdendo, Boniperti e Giuliano mi urlarono: vai dentro e spacca tutto. Entrai, segnai il gol del pareggio, Causio quello della vittoria, Lecce 2, anzi Juve 2 Palermo 1».
Che dice di questa Juventus in B?
«Brutta storia, i dirigenti hanno sbagliato, paga la squadra ma in modo squilibrato rispetto alle altre. Ma la Juve è la Juve, si riscatterà».
Anche senza gli Agnelli?
«Sì, è vero, mancano proprio loro ma credo nei giovani, credo in Lapo e c’è un motivo personale».
Si spieghi.
«Abbiamo creato una società, la Play Clean, gioca pulito, con altri amici, come Massimo Caputi. Vogliamo portare l’organizzazione della coppa del mondo di rugby in Italia nel 2015. Ho conosciuto il presidente della federugby, Dondi, l’ho presentato a Lapo Elkann che si è buttato a capofitto in questa iniziativa. Con tutte le sue conoscenze ce la farà».
Ma nel 2015 lei avrà quasi 60 anni.
«Sì ma continuerò a essere quello che sono stato, non ho marcato a uomo la mia vita, ho lasciato che filasse via tranquilla, anche con gli errori dovuti ma con grandi soddisfazioni, compresa l’esperienza nel calcio belga. Sono un uomo fortunato, ho tirato la carretta, ho raccolto quello che volevo, un gol su rigore nella finale intercontinentale di Tokyo. Che potevo sognare di più? Ah, la nazionale, è vero. Ma sono titolare in quella degli agenti immobiliari».