Buche, la svolta: basta con i rattoppi Chi scava riparerà il manto stradale

Giro di vite sulle buche. Il Comune di Roma adotta nuove regole per il ripristino del manto stradale dopo gli scavi effettuati dalle società di pubblici servizi. Un problema endemico, quello delle buche, che rende parecchie strade di Roma simili al percorso del Camel Trophy. A volte per le piogge continue, per il traffico intenso. Ma il problema di fondo è un altro: «Il 90 per cento delle buche sono provocate dagli scavi ricoperti male» afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
Alzi la mano chi non ha mai visto la stessa buca scavata e ricoperta più volte nell’anno. In città non si contano crepe, aperture larghe anche un metro, piccole voragini, rattoppate, che si riaprono a distanza di pochi giorni. O perché male eseguite, o perché ricoperte con materiali scadenti. Basta farsi un giretto virtuale sui blog cittadini per raccogliere decine di segnalazioni. «Via Turati, via Giolitti, via Giusti, via Machiavelli, via Ferruccio, via Petrarca, piazza Dante, solo nel I Municipio, versano in pessime condizioni!» si legge sul blog www.degradodiroma.it. Le cause? Il più delle volte gli scavi delle aziende di servizio. Lavori approssimativi, fatti in fretta. Il “tappo” dura 2-3 settimane, se va bene un paio di mesi. Poi lo strato bituminoso cede.
Da ieri però si volta pagina. Il sindaco Alemanno, grazie ai poteri speciali di commissario all’emergenza traffico, ha firmato l’ordinanza che disciplina «le modalità di ripristino delle strade dopo gli scavi per la posa di tubi o cavi, al fine di ottenere una maggiore omogeneità e durata del manto stradale». L’ordinanza, presentata in Campidoglio, è rivolta in particolare ad Acea, Terna, Italgas, Atac, Trambus, Telecom, Fastweb, Wind, Eutelia, Interoute, Rai Way, Retelit. Queste aziende d’ora in poi non dovranno più solo ricoprire gli scavi, ma ripristinare il manto stradale.
Nel dettaglio, le strade comunali vengono suddivise in base a due criteri: il tipo di pavimentazione (asfalto o selciato); la larghezza (superiore o inferiore a 10 metri). Per ognuno di questi casi vengono stabilite regole diverse. A titolo di esempio, l’intervento per strade asfaltate larghe più di 10 metri prevede «fresatura profonda 10 cm e stesa di strato di asfalto, per una larghezza minima pari a metà della carreggiata; i ripristini dovranno essere estesi per almeno 1,5 metri oltre i punti di scavo». Modalità ben precise anche per i marciapiedi: per quelli in asfalto si prevede «demolizione e ripristino della pavimentazione per metri 0,50 oltre lo scavo e fino agli eventuali incroci o passi carrabili preesistenti». L’ordinanza si occupa anche di segnaletica: dopo gli scavi va completemente ripristinata «con vernici bicomponenti a caldo».
Ma non basta. Chi sgarra, paga. Le multe per il mancato rispetto dell’ordinanza vanno dai 450 ai 500 euro. «Ma la stessa sanzione potrà essere moltiplicata per tutta la lunghezza del dissesto» precisa il sindaco. Quindi, un rattoppo dopo l’altro, la multa potrà essere applicata più volte nella stessa strada se il lavoro è male eseguito in più punti. «Possiamo arrivare fino alla revoca della licenza degli scavi», aggiunge l’assessore capitolino ai Lavori pubblici Fabrizio Ghera. I controlli verranno effettuati da un gruppo di trenta tecnici del Comune di Roma.