Bush a Blair: «Nessun favore sull’ambiente»

Gian Battista Bozzo

nostro inviato a Edimburgo

Clima freddo alla vigilia del G8 di Gleneagles. Non tanto nella nuvolosa Edimburgo, quanto fra i due grandi alleati, George W. Bush e Tony Blair su uno dei temi più caldi del vertice: i cambiamenti climatici. Il premier britannico ne ha fatto uno dei due punti in cima all'agenda, insieme con l'aiuto ai Paesi poveri, soprattutto quelli africani, ma da parte del presidente Usa arrivano commenti non proprio entusiastici. Blair non deve aspettarsi particolari favori dall'amico americano perché, avverte Bush in un'intervista televisiva, «non vedo i nostri rapporti improntati al quid pro quo. Vado alla riunione del G8 non per far sembrare Blair bello o brutto, ma con un'agenda che ritengo la migliore per i nostri Paesi».
In breve, il presidente americano è abbastanza «caldo» sulla questione della povertà, ma piuttosto freddo sul clima, benché ne riconosca l’importanza. «Se l'accordo è simile a Kyoto, allora la risposta è no, perché l'adesione a quel protocollo metterebbe in ginocchio la nostra economia. Io credo che si possa, allo stesso tempo, far crescere l'economia e compiere un miglior lavoro sui gas che provocano l’effetto serra, e proprio di questo parlerò con i miei partner», spiega Bush.
Le parole del capo della Casa Bianca non sono passate certo inosservate a Downing street. «Nessuno parla di politica del do ut des», replica il portavoce del premier britannico, mentre il cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown riconosce che sulla questione del clima «ci sono problemi con gli Usa», e trovare un accordo soddisfacente a Gleneagles sarà piuttosto difficile. Del resto fra gli Otto, i soli Stati Uniti non hanno ratificato il protocollo firmato nell'antica capitale nipponica di Kyoto.
Mentre i leader si mandano messaggi a distanza, gli sherpa lavorano notte e giorno a Londra per limare ogni paragrafo e ogni parola dei comunicati. La possibilità di un'intesa, o meglio di un compromesso anche sul clima, che domenica a Kaliningrad il presidente francese Jacques Chirac dava per vicino, non è ancora esclusa. Anzi, gli Stati Uniti potrebbero accettare nei fatti un po' di più di quanto rifiutano ora a parole. Blair potrebbe considerare una vittoria un comunicato in cui si dicesse che il cambiamento del clima è una questione importante, e che bisogna prendere iniziative per controllare questo fenomeno. In fondo, lo stesso Bush ammette che «bisogna confrontarsi» con il problema, e che in qualche modo l'attività umana sta condizionando i mutamenti climatici. Insomma, mentre la presidenza britannica lavora per un comunicato, il principale Paese del Gruppo degli Otto tende a tenere l'argomento il più basso possibile. Tuttavia, i giornali inglesi del pomeriggio evidenziavano in prima pagina sia il «nessun favore a Blair sul clima», sia l'atteggiamento apparentemente negativo della Germania sugli aiuti all'Africa. «Schröder si tappa le orecchie», attacca l'Evening Standard, facendo riferimento alle richieste giunte attraverso il grande concerto globale di Live 8.
I capi di Stato e di governo del G8 (Usa, Germania, Giappone, Francia, Italia, Russia, Canada, Gran Bretagna) arrivano domani sui prati verdi di Gleneagles - località scozzese famosa soprattutto fra i golfisti - sull'onda del clamore enorme che ha circondato il concerto globale per l'Africa. Oltre 26 milioni di persone hanno mandato con il cellulare messaggi di appoggio all'iniziativa, e due miliardi hanno ascoltato i concerti alla televisione, alla radio o su Internet. Per ora, l'unica iniziativa ufficiale è il condono di 40 miliardi di dollari di debiti a 18 Paesi poveri, per lo più africani, che nei prossimi mesi potranno arrivare fino a 55 miliardi, interessando complessivamente 39 Paesi. Ma Blair vuole di più, chiede il raddoppio (da 25 a 50 miliardi di dollari) dei contributi annui globali contro la povertà. Anche qui sarà difficile arrivare a impegni numerici scritti, ma l'atmosfera appare comunque più favorevole. L'economia, materia numero uno di molti passati summit, è relegata in un cantuccio. Anche se la previsione di un petrolio a 80 dollari al barile nei prossimi mesi, fatta dagli esperti, dovrebbe far riflettere gli otto Grandi.