C'è un affresco di donne nell'abbazia di Westminster

Per la prima volta la cattedrale apre alle sfilate: la collezione Gucci Resort 2017 di Alessandro Michele è un trionfo del fascino inglese. Con Annie Lennox ospite al party finale

Londra C'è Elisabetta I con le sue gorgiere, la regina Vittoria tutta in nero con la scusa del lutto per il principe Alberto e Wallis Simpson piena di glamour e gioielli come nessun'altra prima e dopo di lei. Non mancano le grandi signore della letteratura britannica: da Aphra Behn che nel tardo '600 scriveva versi così audaci da essere accusata di oscenità a Virginia Wolf, passando per Jane Austen, Violet Trefusis e Vita Sackville West. In ordine sparso arrivano anche le eroine contemporanee come Elisabetta II che da sempre sfoggia colori improbabili tipo il giallo ranuncolo, oppure la geniale Vivienne Westwood cui tra l'altro si deve l'invenzione dell'estetica punk. Insomma quello che Alessandro Michele ha fatto sfilare giovedì pomeriggio nei chiostri dell'Abbazia di Westminster non è tanto la collezione Gucci Resort 2017, quanto un gigantesco affresco di donne inglesi più o meno riconoscibili e reali, ma in ogni caso romantiche perché di questo in fondo si nutre la strada, croce e delizia degli stilisti. «Ho fatto un lavoro archeologico sul mio romanticismo: a 17 anni sono venuto a Londra per la prima volta e una settimana dopo volevo trasferirmi qui: ho costruito la mia idea di moda su quel che vedevo per la strada, non sulla storia delle grandi maison» spiega infatti Alessandro nel backstage che per inciso termina nella cosiddetta Chapter House, ovvero la bellissima cappella ottagonale costruita nel 1250 dove Elisabetta I decise d'imprigionare Maria Stuarda per oltre vent'anni urlando: «La regina di Scozia ha un grazioso fanciullo e io non sono che uno sterile tronco».

A pochi passi da qui si sono svolti i funerali di Lady Diana, il matrimonio di Kate Middleton con il principe William, tutte le incoronazioni e le cerimonie importanti del culto anglicano da quando, tra il 1045 e il 1050, Edoardo il Confessore fece erigere lo storico complesso per tener fede a un voto di guerra. Mai prestata prima d'ora alla moda, l'Abbazia di Westminster appartiene alla corona inglese per cui permessi e divieti sono arrivati a Gucci direttamente da Buckingham Palace con tanto di suggerimenti per il coro di voci bianche da utilizzare per eseguire dal vivo la colonna sonora. 75 modelle e 25 modelli hanno sfilato su un'emozionante versione di Scarborough Fair, l'antica ballata inglese consegnata al mito contemporaneo da Simon & Garfunkel. A ogni uscita è arrivato forte e chiaro il messaggio del simpatico designer romano, campione mondiale di styling, ovvero l'arte di costruire un'immagine moda, capace di mescolare un tirapugni punk con la romantica collaretta vittoriana, la fantasia delle ceramiche Wedgwood con le pellicce di visone intarsiato, l'inconfondibile motivo dell'Union Jack con uno sweater da ragazzaccio e la divisa dei dragoni di sua maestà con un impeccabile cappotto sartoriale. Il tutto attribuibile alle famose donne che girano per le strade di Londra in carne e ossa oppure sotto forma di fantasmi.

«Non lavoro mai con una donna in testa, ma me ne scorrono tante nel sangue, il mio è un modo per galleggiare nella terra di mezzo» conclude Alessandro, che da 14 anni lavora per la griffe delle due G e un anno e mezzo fa ha preso il posto di Frida Giannini come direttore artistico della maison rivoluzionando da un giorno all'altro l'intero mondo della moda. I 350 invitati tra cui Charlotte Casiraghi, Valeria Golino, Tatiana Santo Dominco e Alexa Chung si sono ritrovati poi a tarda sera al Piccadilly 106, un settecentesco club inglese dove Annie Lennox ha eseguito un indimenticabile concerto privato in onore di Alessandro. L'artista scozzese ha devoluto il suo compenso alla fondazione Woman for Woman che lotta contro la trasmissione verticale dell'Aids dalle madri ai neonati in Africa. E ha eseguito un'impagabile versione rap dei suoi classici come No more I love you, Sweet dreams, There Must be an Angel.