C'è la crisi, l'ambiente sparisce dalla prima pagina. E i verdi si arrabbiano

La rivista <em>Vanity Fair</em> salta l'edizione speciale e gli ecologisti inglesi si ribellano: &quot;Questi temi non sono un lusso&quot;. Ma la crisi ha fatto &quot;tagliare&quot; molti articoli sull'ambientalismo

C'è la crisi economica, e l'ambientalismo diventa un lusso. Così - deludendo molti ecologisti anglosassoni - Vanity Fair ha deciso di saltare il green issue, cioè il numero annuale dedicato ai temi «verdi». Ormai era diventato un appuntamento fisso, durante gli ultimi tre anni. Per esempio sul mensile più patinato del pianeta era comparso Leonardo Di Caprio immortalato sulla cima di un iceberg. Oppure, lo scorso maggio, la rivista aveva pubblicato una lettera aperta di Robert Kennedy junior al futuro presidente degli Stati Uniti, per sensibilizzarlo sul tema del riscaldamento globale. Tutte copertine dettate dalla moda, si chiedono a questo punto gli ambientalisti britannici? Da Vanity Fair rispondono che no, anzi sarebbe proprio il contrario, l'ecologia è diventata un tema così centrale per la vita quotidiana che, ormai, è superfluo dedicarle un numero specifico: se ne parla sempre, tutto l'anno. Insomma un impegno costante anziché spot, così almeno sostiene un portavoce dell'editore con i colleghi dell'Independent.
Ma al quotidiano inglese non sono convinti per nulla; non è un caso - scriveva ieri Rachel Shields - se, di fronte ai dati della crisi economica globale, i temi verdi sono slittati in fondo all'agenda. Anche perché le cifre sulla copertura mediatica di questioni ambientaliste rivelano un trend preciso: nel 2008 sono calate del 27 per cento, quasi un terzo. E tutto verso fine anno, cioè in piena, pienissima crisi: nei primi tre mesi del 2008 sono stati contati oltre tremila e ottocento articoli, nell'ultimo trimestre erano scesi a duemila e ottocento. Oltre mille in meno. E anche se altre testate non rinunciano a edizioni «verdi», il cambio di rotta di Vanity ha fatto preoccupare molti attivisti britannici, come Zac Goldsmith, ex direttore di The Ecologist ora aspirante politico conservatore: «Forse considerano i temi ambientalisti un lusso a cui rinunciare in questi tempi duri - si è lamentato - Ma allora non hanno capito la natura della crisi, e quello che va fatto per risolverla» cioè, secondo Goldsmith, una svolta verde nell'economia stessa. In ogni caso gli ecologisti sono tutti scontenti, perdere una copertina come quella di Vanity non fa piacere: anche se, per la rivista, può essere un parziale autogol in termini di pubbliche relazioni, dal punto di vista della tendenza (a Vanity se ne intendono) la dice lunga. Se perfino i verdi piangono, è perché la crisi sembra travolgere anche la moda ambientalista.