C'è crisi ovunque, ma a Bagdad è boom immobiliare

Mentre crollano i prezzi delle case a New York e Londra, la maggiore sicurezza in Irak e il progressivo ritorno dei rifugiati ha fatto salire i prezzi delle abitazioni in alcune zone della capitale del 50 per cento

I prezzi della case stanno crollando un po' ovunque: da New York a Londra passando per Malaga. C'è invece una città in cui si può parlare di boom dell'immobiliare. Si tratta, inaspettatamente, di un luogo da cui, soltanto fino a pochi mesi fa, arrivavano dispacci di morte, notizie di bombe, attentati, rapimenti, decapitazioni e altri orrori. In alcune zone di Bagdad, il prezzo delle proprietà è salito del 50 per cento. Comperare e rivendere, dice all'Independent Mohammed al Hadithi, agente immobiliare nella capitale irachena, è oggi il modo più facile per fare soldi in Irak. Il boom è indubbiamente legato al miglioramento delle condizioni della sicurezza. Dal 2007, da quando gli americani hanno dispiegato sul terreno un numero maggiore di soldati, li hanno fatti uscire dalle basi per stanziarsi nelle città in mano a miliziani e fondamentalisti, da quando le tribù sunnite si sono «risvegliate» opponendosi ad al Qaida e creando un'alleanza con l'esercito americano, la situazione in Irak è migliorata. Il numero degli attacchi contro i civili e le truppe della coalizione è diminuito, le forze irachene stanno progressivamente prendendo controllo del territorio, le recenti elezioni provinciali si sono svolte senza violenza. Soltanto due anni fa, a Bagdad esporre un cartello «vendesi» era un atto molto rischioso: i gruppi armati che controllavano i quartieri della capitale aspettavano infatti che la vendita avesse luogo per rapire il primo proprietario e chiedere la stessa somma di riscatto. Oggi, invece le abitazioni addirittura scarseggiano. In una recente conferenza, il ministro dell'Edilizia, Bayan Dezayee, ha spiegato che esiste nel paese la necessità di 1,9 milioni di nuove case perché la popolazione irachena crescerà entro il 2015 fino a 39 milioni. I rifugiati stanno infatti rientrando dall'estero e non tutti torneranno nelle proprie case. Soltanto tra il 2005 e il 2007, nel momento peggiore degli scontri interreligosi, 1,8 milioni di persone hanno lasciato il paese. 1,6 milioni di iracheni hanno abbandonato le proprie abitazioni e i propri quartieri per muoversi in diverse zone della città: per esempio i sunniti che vivevano in zone sciite erano costretti dalle violenze a scappare e viceversa. Alle bombe e agli attentati, nel 2006 si è andata ad aggiungere una vera e propria crisi immobiliare, originatasi nel 2003 alla caduta del regime di Saddam Hussein. Dopo la fine del regime, molti padroni di casa hanno approfittato dalla fine del controllo economico del dittatore per alzare moltissimo gli affitti, obbligando molte famiglie, mentre chiudevano società e aziende, ad abbandonare le proprie case. I quartieri di Bagdad sono oggi ancora divisi in piccole e grandi enclave su base religiosa. I rifugiati sunniti preferiscono tornare in una zona sunnita e lo stesso vale per gli sciiti. Secondo le nazioni Unite, 500mila irachenio rientreranno in Irak nel 2009, se la violenza dovesse rimanere a questi bassi livelli. Per questo la compravendita è al momento molto attiva. Secondo l'Independent, il mercato rispecchia l'esito di anni di scontri, dai quali gli sciiti sono usciti molto rafforzati rispetto all'era di Saddam Hussein, in cui la classe dirigente del paese era la minoranza sunnita. Bagdad è oggi una città sciita al 75 per cento. Le abitazioni nelle aree sunnite, più piccole ma prestigiose, come Mansour, Yarmuk o Amariya, costano di più di quelle nelle zone sciite (340mila dollari contro 240mila).