C’è l’accordo: le vecchie caserme romane passano al Comune

Caserme, fortini, depositi militari. Dopo 30 anni di attesa, le vecchie e malandate strutture delle forze armate nel cuore di Roma cambiano volto. Diventeranno in parte alloggi di servizio per ufficiali che si spostano da una città all’altra in Italia, in parte saranno destinate all’emergenza abitativa nella capitale e a fini sociali. Il protocollo d’intesa è stato firmato ieri in Campidoglio dal sindaco Gianni Alemanno e dal ministro Ignazio La Russa. Il ministero della Difesa promuoverà la costituzione di fondi immobiliari di investimento “allo scopo di riqualificare e alienare alcuni immobili militari”, attraverso un accordo di programma con il Comune di Roma. Per attuare il progetto al Comune è attribuito un fondo di 600 milioni, di cui 500 al commissario straordinario di governo (Alemanno, ndr), “attraverso l’operazione di valorizzazione degli immobili della Difesa individuati nel protocollo”. L’accordo prevede anche che il Comune entri in possesso di quattro forti militari: Boccea, Trionfale, Tiburtino, Pietralata. Questi ultimi si vanno ad aggiungere agli altri già nel patrimonio comunale: Bravetta, Portuense, Ardeatino, Prenestino, Monte Antenne. «È un avvenimento storico per Roma - afferma Alemanno - Non solo possiamo affrontare i problemi finanziari del Comune con le valorizzazioni immobiliari, ma potremo anche ridefinire le destinazioni delle strutture e avere la possibilità di offrire alloggi per l’housing sociale. Inoltre i 4 forti che diventano di proprietà comunale potranno dare nuovi servizi alle periferie». Le strutture militari inserite nel progetto sono 15: lo stabilimento militare di via Guido Reni; la direzione magazzini di via del Porto Fluviale; i magazzini di via Papareschi; Forte Boccea e area libera adiacente; i magazzini del Genio in via del Trullo; le caserme Donato (via del Trullo, Gandin (via di Pietralata), Medici (via Sforza), Piccinini (via Casilina), Ruffo (via Tiburtina), Nazario Sauro (via Lepanto), Ulivelli (via Trionfale); lo stabilimento Trasmissioni di viale Angelico; l’ex convento in via S. Andrea delle Fratte e l’ex convento in via S. Francesco di Sales. In tutto di 82 ettari di superficie, volume complessivo di 1.500.000 metri cubi. Il costo per la riallocazione del personale che oggi vive nelle caserme e per le dismissioni è valutato in ulteriori 200 milioni. Il valore economico degli immobili al termine della riqualificazione è stimato in 2 miliardi e 400 milioni di euro. Il progetto richiederà il cambio di destinazione d’uso delle aree attraverso una variante di rg, oltre all’intervento delle soprintendenze. Sarà il Comune poi a definire l’edificabilità complessiva, la destinazione d’uso finale e i vincoli per ciascun immobile. L'iter dovrà concludersi entro un anno. Al termine al Comune di Roma sarà riconosciuta una quota (da definire) del ricavato derivante dall’alienazione degli immobili valorizzati. Tutta l’operazione ha un enorme valore patrimoniale, ma è anche una svolta urbanistica di rilievo per la città ed è frutto della sinergia in atto fra Campidoglio e governo nazionale. Il coordinatore romano del Pdl Gianni Sammarco lo ha rimarcato: «Il protocollo smentisce nella maniera più categorica chi, in questi giorni, aveva parlato di un governo contro Roma». Per il ministro La Russa l’accordo con il Comune costituisce “una vittoria dell’interesse generale sui particolarismi e i piccoli egoismi”. “Per Roma - aggiunge - abbiamo uno spirito di assoluto servizio. Le ricadute, tuttavia, saranno positive anche per la Difesa perché questo protocollo consentirà di aumentare gli alloggiamenti”.