C'è la mano di Leon Battista Alberti sotto la «Città ideale»

Oggi prevalgono le tesi «revisioniste». Sostenute anche da ebrei e battisti...

Il famoso dipinto su tavola che rappresenta la Città Ideale, simbolo della perfezione formale del Rinascimento, conservato nel Museo delle Marche di Urbino e attribuito a Piero della Francesca o a un altro autore quattrocentesco, è oggi alla ribalta. L’occasione è l’annuncio della grande mostra su Leon Battista Alberti, che aprirà i battenti a Palazzo Strozzi di Firenze l’11 marzo, a cura di Gabriele Morolli e di Cristina Acidini, per i seicento anni della nascita del grande architetto.
Sotto il dipinto, restaurato per la mostra, è emerso un disegno così preciso e analitico da far pensare che a farlo sia stato non un pittore, ma un architetto. Il professor Morolli, docente di Storia dell’Architettura all’Università di Firenze, ha avanzato l’ipotesi di una paternità di Leon Battista Alberti, grande architetto e autore del De re Aedificatoria. «Le sue teorie - spiega il professore - hanno influenzato molti dei massimi artisti dell’epoca, tra cui Piero della Francesca, cui la Città Ideale è solitamente attribuita. Ma in qusto caso si va ben oltre la paternità mentale. Il disegno prefigura forme, volumi e prospettive dell’intera rappresentazione, rivelando l’opera non di un pittore, ma di un architetto. Inoltre - aggiunge lo studioso - gli edifici rappresentati non sono soltanto fedeli trascrizioni di architetture descritte nel trattato albertiano, ma citano anche opere note di Alberti, come Palazzo Rucellai, la facciata di Santa Maria Novella a Firenze e il Tempio Malatestiano a Rimini. Niente impedisce di pensare che Alberti abbia realizzato un disegno da par suo e che poi qualche pittore lo abbia dipinto».
La soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, Cristina Acidini, raggiunta al telefono, conferma l’eccezionalità del disegno, che potrebbe far pensare più ad un ingegnere che ad un pittore, ma lascia aperta la questione rimandandola a nuovi studi. «Potrebbe trattarsi effettivamente dell’Alberti - dichiara - considerato il carattere geometrico del disegno, ma per adesso si tratta ancora di un’ipotesi».
Il disegno, individuato grazie ai più moderni strumenti diagnostici, tra cui radiografia e riflettografia, sotto la superficie pittorica, sarà esposto per la prima volta nella mostra accanto al dipinto di Urbino. Secondo gli studiosi che lo hanno esaminato, è di grande bellezza ed identico, in ogni dettaglio, al dipinto. «Un rarissimo caso di fotocopia monocroma - lo definisce Marizio Seracini, l’esperto di diagnostica che ha condotto la ricerca -. I pittori del Quattrocento, anche esperti di prospettiva, come Piero della Francesca, si limitavano a poche linee guida, il resto era affidato al pennello».
Della Città ideale esistono altre versioni, apparentemente realizzate secondo una stessa concezione e forse dalla stessa mano. Si trovano nei musei di Berlino e di Baltimora. Quella di Berlino raffigura una grande strada che doveva mettere in comunicazione il Vaticano con il Tevere presso Castel Sant’Angelo, per favorire l’afflusso dei pellegrini. Una specie di anticipazione dell’attuale Via della Conciliazione.
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