C’è recessione, le città americane si "suicidano"

Travolti dai debiti molti centri urbani decidono di autosciogliersi e si fanno &quot;mantenere&quot; dallo Stato o dalle Contee. Succede in California, Colorado e nello Stato di Washington<br />

Anche i comuni muoiono. In America. Muoiono sul serio: si sciolgono, travolti dai debiti. È l'ultima frontiera della crisi che fa notizia quando minaccia le banche o travolge colossi dell'industria come General Motors o Chrysler, ma che nel quotidiano tocca centinaia di villaggi o piccole città, mentre oltre una ventina dei 50 Stati che compongono gli Usa annaspa nelle cifre rosse.

Di solito quando un comune non ce la fa più, dichiara la bancarotta, come fanno molti privati. Il che permette di annacquare le perdite e ripartire. Ma la recessione è così pesante da rendere inefficiente, in moli casi, anche questa sofferta soluzione. E allora non resta che giocare l'ultima opzione consentita dalle leggi statunitensi, quella dello scioglimento, e considerata fino a poco tempo fa poco più che folkloristica.

La usavano, infatti, solo villaggi sperduti e quasi disabitati. Sconfitti dalla demografia, non dalle finanze. Storie che piacevano tanto alle televisioni, a caccia di storie amarcord. Che romantico il paesino sperduto nella natura che, tagliato dalle grandi rotte economiche, era costretto ad arrendersi alla modernità. In California l'ultimo caso, quello di Cabazon, risaliva al 1972.

Ma ora è diverso e il contesto tutt'altro che nostalgicamente romantico. Le cittadine quasi svenate sono numerose nella stessa California, nello Stato di Washington, in Colorado; perché la crisi riduce le entrate dei comuni e moltiplica le uscite; anche quando sono abitate da milionari, che anziché contribuire alle difficoltà comunali preferiscono trasferire la residenza.

Per circa sei mesi, da quando il fallimento della Lehman Brothers ha fatto precipitare le Borse, i sindaci hanno tentato di resistere, ad esempio emettendo titoli municipali, che sono stati classificati come «obbligazioni spazzatura» e nessuno li ha comprati. Poi hanno deciso di gettare la spugna. Le case restano, le vie anche, ma spariscono il municipio, il consiglio comunale, qualunque ente pubblico. I cittadini continuano a pagare le tasse, ma il gettito non finanzia più i bisogni della collettività e viene usato per ripianare i debiti, per quanto possibile. Il vantaggio è che la Contea o, in caso di impossibilità, lo Stato, è tenuto a garantire alcuni servizi essenziali, come la fognatura o le forniture d'acqua, e a rilevare i fondi pensioni dei dipendenti pubblici.

Nello Stato di Washington il passo è già stato compiuto da Mesa, un villaggetto, in California da Rio Vista, una cittadina con 8mila abitanti, fondata nel 1893; la prossima nella lista è Vallejo, che di residenti ne ha ben 126mila. E così la faccenda si fa seria; perché le dimensioni sono considerevoli. Nell'Ottocento fu per ben due volte capitale dello Stato e oggi è famosa per i suoi Parchi di divertimento. È la più grande città della California ad aver proclamato la bancarotta e ora rischia di sparire, perlomeno nominalmente.

Sempre che lo Stato o la Contea accetti di “adottare” la città morente. Diversi giuristi, infatti, contestano l'obbligo di garantire i servizi essenziali; soprattutto di questi tempi. La California è a sua volta sull'orlo del fallimento e non può accollarsi nuovi oneri, né, d'altronde, contare sul governo federale, il cui debito pubblico è alle stelle. Obama ha già fatto sapere di non poterla salvare. Si profila così uno scenario inimmaginabile, quello che le città muoiano davvero, trasformandosi in borghi privi di autorità e dove nulla funziona. Città senza identità, senza volto, senza futuro.
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