C’è una Sirena tuttofare a bordo di Prada

da Valencia

Max Sirena è il numero due di Luna Rossa, aiuto prodiere. È un ruolo faticoso e talvolta ingrato, perché una parte si svolge dentro la barca, per preparare le vele. È con Luna Rossa dalla prima avventura di Auckland. Anche l'equipaggio svolge un grande lavoro per comprendere come e dove battere gli avversari. Proprio come fanno i pugili prima del «match»: studiano l'avversario e le sue mosse «segrete», i suoi colpi «nascosti».
Come vi preparate a un incontro come quello con Bmw Oracle? Che strumenti usate?
«Ci dividiamo in settori. Il pozzetto, cioè James Spithill, Torben Grael, Francesco de Angelis e Michele Ivaldi lavora molto con i video per esaminare la tecnica di partenza degli americani, il loro modo di fare il dial up, dial down, di girare le boe. Si cerca di capire come uscire vincenti da ogni situazione e nella seconda regata James ha dimostrato di aver imparato la lezione alla grande».
E il resto dell'equipaggio?
«Noi manovratori analizziamo il loro modo di fare le manovre, di come regolano le vele, la tecnica della strambata. Ieri mattina ad esempio abbiamo studiato a fondo il loro modo di navigare con il vento in poppa».
E cosa avete scoperto?
«Quando navigano da soli navigano più "alti" (significa con un angolo più ridotto con il vento ndr), cercando maggior velocità. Cercano di arrivare prima dove vedono più vento per sfruttarlo in anticipo. Abbiamo capito che quando siamo vicini le velocità delle barche sono simili e tendono a navigare "profondi". Anche in regate precedenti abbiamo visto che non cercano mai il contatto, cercano di navigare liberi durante la poppa».
Gli americani stanno usando delle armi segrete?
«Non mi sembra che abbiano mostrato qualcosa di veramente nuovo. Per il momento abbiamo capito che non dobbiamo preoccuparci della velocità della barca ma dobbiamo invece regatare con più attenzione, non lasciargli troppe occasioni. Dobbiamo adeguare il nostro modo di navigare al loro stile».
Ci sono differenze nelle vele di poppa?
«No, non direi, siamo molto simili, il loro designer era con noi nella passata edizione della Coppa America. Abbiamo cercato di capire se c'era una differenza nelle forme dei gennaker, ma sono molto simili. È il loro modo di regolarle e navigare che è differente dal nostro. Siamo tranquilli, o meglio sappiamo che se regatiamo bene non abbiamo problemi con loro».