C’è troppo dispendio nelle abitazioni perché poco «isolate»

In Italia si continua a sprecare energia e il primo settore energivoro è quello che comprende la costruzione, la ristrutturazione e la gestione degli edifici. È quanto emerge dal «Libro Bianco» redatto dalla Finco (Federazione industrie prodotti e impianti per le costruzioni) in collaborazione con l’Enea. In Italia questo settore è responsabile, nel suo complesso, di un consumo di energia, in termini primari, pari a quasi il 50% dell’intero fabbisogno nazionale. Nel «Libro Bianco» il primo dato che salta all’occhio è che mentre la dinamica dei consumi energetici nazionali presenta tassi di aumento inferiori all’1% su base annua, il settore residenziale civile vede aumentare i propri consumi e le relative emissioni a un ritmo pari al doppio del dato nazionale. Una grande incidenza è determinata dalla crescita progressiva dei consumi elettrici.
A dire il vero, in termini assoluti i consumi energetici specifici per metro quadrato degli edifici italiani sono tra i più bassi fra quelli dei Paesi sviluppati, ma se si va a fare un rapporto tra la temperatura media e il consumo elettrico, si capisce da dove deriva la «virtù» italiana, solo apparente: si consuma di meno (per metro quadrato) rispetto agli altri Paesi perché il clima è particolarmente mite, per cui non si necessita di grandi quantità di energia per il riscaldamento. Un pregio, quindi, che non deriva dal risparmio e dall’efficienza energetica.
La maggior parte delle abitazioni italiane non è ben isolata o coibentata, la produzione di acqua calda sanitaria è molto dispendiosa e i processi di riscaldamento raramente vengono gestiti correttamente in termini di efficienza energetica. Inoltre, la forte diffusione degli impianti autonomi di riscaldamento (attualmente ne sono installati circa 14 milioni), aiutata dalla legge 10/91, che ne ha facilitato la deliberazione in sede condominiale, non ha prodotto i risultati previsti sul fronte del risparmio energetico. Anzi la Finco e l’Enea individuano nel riscaldamento autonomo una delle cause della scarsa efficienza complessiva del sistema Italia. Vengono presi a paragone infatti impianti centralizzati che in certi casi assicurano una migliore efficienza globale di combustione, accompagnati dalla contabilizzazione individuale del calore consumato.