C’è tutto il mito di «Pia» nell’opera di Corghi

Il libretto è ricavato da una sconosciuta pièce della Yourcenar: « Il dialogo nella palude»

Pietro Acquafredda

Dopo il battesimo a Siena, patria di Pia, per iniziativa della gloriosa Accademia Chigiana, debutta questa sera al Teatro Nazionale la nuova opera di Azio Corghi, ricavata da una sconosciuta giovanile pièce di Marguerite Yourcenar, Il dialogo nella palude.
Titolo dell’opera, in un atto: Pia, il nome puro e semplice della giovane nobile senese, sospetta di tradimento e mandata a marcire dal marito geloso in un malsano castello della Maremma, dal quale trae spunto la Yourcenar.
Per complicare la vita di noi poveri recensori, quel nome semplice, Azio Corghi, compositore torinese di gran nome, da anni professore di composizione all’Accademia di Santa Cecilia, lo fa precedere e seguire da due punti interrogativi nel titolo, il primo dei quali capovolto, che aggiungono visioni a visioni e dubbi ad altri dubbi in relazione al dialogo che avviene nella palude, in quel di Maremma, fra il geloso marito, Sire Lorenzo - ma sarà proprio lui? - e una giovane fanciulla: Pia?
L’ambiguo e fascinoso testo teatrale della Yourcenar è carico di mistero, pari a quello che ancora trasudano i quattro enigmatici versi che Dante dedica alla sfortunata fanciulla ed alla sua storia, nel Purgatorio: «ricorditi di me, che son la Pia./ Siena mi fe’, disfecemi Maremma:/ salsi colui che inanellata pria/ disposando m’avea con la sua gemma».
Pia e Lorenzo sono personaggi reali, fantasmi, ombre di se stessi contemporaneamente. Nello scarno libretto dell’opera non compaiono altre figure di contorno presenti nel testo della Yourcenar.
Corghi - il suo già ricco catalogo d’opera lo dimostra - ha bella dimestichezza con la letteratura; già numerosi i titoli che ha ricavato dalle opere del Nobel Saramago (Divara, Blimunda, e il più recente Il dissoluto assolto, centrato sulla figura di Don Giovanni e non andato in scena, come annunciato, alla Scala), cui lo lega un rapporto di lavoro e personale.
Nel nostro caso, il musicista ha previsto un piccolo ensemble strumentale (archi e oboe), dal quale si staccano nettamente le numerose percussioni, cui è affidato il compito di incorniciare l’opera con un’Introduzione ed un Finale. Nel mezzo, sette scene ed altrettanti «madrigali drammatici» a più voci, che riflettono via via l’alternarsi delle emozioni che scaturiscono dal dialogo dei due protagonisti. I quali sono due attori. Pia è Chiara Muti, e Sire Lorenzo è Gianpiero Bianchi. Molti degli interpreti coincidono con quelli del debutto senese, fatta eccezione per i due protagonisti che a Siena, l’estate scorsa, erano Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, recenti coniugi De Gasperi in tv. Il coro cui sono affidati gli impegnativi madrigali polifonici è ancora quello dei Swingle Singers; regia di Walter Malosti; scene di Paolo Baroni, costumi di Patrizia Tirino. Gli strumentisti dell'orchestra dell’Opera di Roma sono diretti da Vittorio Parisi.
Teatro Nazionale, repliche: 26, 28, 29 maggio. Biglietti: 30 euro. Previste riduzioni. Informazioni: telefono 06/48.16.01.