Una generazione di spioni: 30 mila studenti pronti ad arruolarsi

Pochi muscoli e tanta cultura. Parlano arabo e cinese, sono hacker ma conoscono le leggi della finanza. Chi sono i secchioni arruolati dai servizi segreti

Il suo nome è Rossi, Mario Rossi. L'agente speciale ricercato dai nuovi servizi segreti non è più la controfigura di James Bond ma una persona normale, per nulla appariscente, che non ama farsi notare. Le attività operative, il «tradizionale» spionaggio internazionale sono ormai quasi un repertorio da film. Oggi le figure che servono maggiormente ai servizi di informazione devono parlare l'arabo e il cinese, devono essere metà hacker e metà smanettoni, devono conoscere le leggi della finanza. A loro viene chiesto di possedere doti di flessibilità sul lavoro ma di stabilità emotiva personale. E niente esibizione di muscoli né conoscenza enciclopedica dei cocktail agitati e non mescolati, ma bocche cucite e abbonamento alla scrivania.

È una mezza rivoluzione quella partita con la riforma dei servizi avviata nel 2007. Uno dei primi effetti ha riguardato proprio il reclutamento. I canali tradizionali per la selezione degli agenti, cioè la pesca nell'esercito e nelle forze di polizia, sono utilizzati ancora ma soltanto in parte. Oggi l'arruolamento di nuovi 007 viene fatto nelle università, nei centri studi di eccellenza, addirittura nelle imprese private; si sollecitano docenti e ricercatori a segnalare i profili degli allievi più adatti al lavoro della spia; si scandaglia internet a caccia di talenti dell'informatica. La guerra fredda è finita, non c'è un nemico identificabile con una latitudine geografica, un'ideologia, un sistema culturale.

Il terrorismo, in particolare quello jihadista, ha un marchio non più politico ma religioso, si organizza in territori lontani, parla lingue sconosciute, sfrutta le opacità dei circuiti finanziari sia nei canali per rastrellare denaro sia negli strumenti per trasferirlo. Esso costituisce «una minaccia destrutturata, pervasiva e proiettata ormai su un teatro globale»: così si legge nella Relazione 2016 sulla politica dell'informazione per la sicurezza presentata dal governo al Parlamento nel febbraio scorso.

LE MINACCE

Ma quello terroristico non è l'unico fronte aperto: i servizi di sicurezza devono informare anche sul fenomeno migratorio per l'instabilità che origina e i pericoli che può veicolare. Il terzo grande fronte è quello della minaccia cibernetica che potrebbe paralizzare settori vitali per il Paese. E non vanno dimenticati i rischi indotti dalla grande finanza internazionale, in grado di destabilizzare un'Italia indebitata e il nostro sistema creditizio: il governo dice che i servizi sono impegnati a monitorare «le dinamiche dei mercati finanziari internazionali per individuare tempestivamente eventuali fattori di rischio» e «le strategie dei grandi fondi d'investimento e delle istituzioni finanziarie internazionali», oltre a tutelare «il know-how industriale e commerciale e il tessuto imprenditoriale da investimenti stranieri a carattere speculativo».

La globalizzazione dell'economia e delle conoscenze ha portato minacce nuove per l'interesse nazionale. Vanno tutelati brevetti e segreti industriali più che un tempo. La lotta all'eversione internazionale deve recuperare ritardi di decenni in cui ci si è preoccupati di azioni militari punitive e «rieducatrici» più che di comprendere ciò che si muoveva nel profondo del mondo islamico e mediorientale. La cornice di intervento dell'intelligence è molto più vasta che nel passato: non si limita a difendere l'integrità e l'indipendenza della democrazia e gli interessi strategici nei tradizionali campi politico-militare, ma deve tutelare anche il settore economico, scientifico e industriale, e garantire la sicurezza informatica del Paese.

Minacce nuove, professionisti nuovi. I profili più richiesti dai servizi di intelligence sono soggetti con una preparazione specifica nei settori economico-finanziario, della cybersecurity, dell'analisi dei fenomeni terroristici, delle lingue rare, in particolare arabo e cinese. E dove li si va a scovare? Un tempo funzionava la selezione interna all'amministrazione pubblica, che naturalmente non è stata abbandonata del tutto. Ma sono stati aperti anche nuovi canali: gli avvisi di ricerca mirati sul portale istituzionale (www.sicurezzanazionale.gov.it), lo scouting nelle università per pescare i neolaureati migliori nelle discipline di maggior interesse, le candidature spontanee depositate sul sito alla pagina «Lavora con noi».

LE RECLUTE

Il reclutamento dei nuovi 007 è dunque un intreccio tra la ricerca attiva di profili precisi, con specializzazioni molto particolari, e la raccolta dei curriculum degli aspiranti agenti speciali. L'interesse riscontrato è fortissimo. Nell'autunno scorso è stato pubblicato un avviso di ricerca online per arruolare professionalità nel settore strategico dell'Ict (Information and communication technology), cioè programmatori, amministratori di reti, sistemisti: fra il 16 novembre 2016 e il 31 gennaio 2017, data ultima di presentazione delle domande, sono giunte 3.996 candidature. Una valanga di percorsi professionali che ora sono al vaglio dei servizi: i funzionari selezionano i profili migliori, decidono quali meritano un colloquio di approfondimento e alla fine sottopongono i candidati a test psico-fisici e accertamenti per stabilirne l'affidabilità e la capacità di riservatezza.

Dal 27 maggio 2014 al 7 marzo scorso sono state 29.377 le candidature spontanee depositate nella sezione «Lavora con noi» del sito istituzionale dei servizi di intelligence. A questa pagina è sempre possibile affidare le proprie speranze di assunzione tra gli 007: dal lancio del nuovo sito istituzionale (giugno 2013) sono state più di 350mila le visualizzazioni. Diverso è il caso del reclutamento mirato promosso dai servizi stessi. Nel 2013, dal 1° luglio al 31 ottobre, è stato pubblicato un avviso di selezione sul sito web per i profili di analista di intelligence economico-finanziaria, analista di intelligence energetica, analista di cyber defence: in quei quattro mesi sono piovuti 6.405 curriculum.

I LAUREATI SOTTO OSSERVAZIONE

Il canale di reclutamento più innovativo è però quello attivato nelle università. Che, nella visione dei servizi, rappresenta una vera «alleanza strategica», come si legge nella Relazione 2016. Il settore dove la collaborazione è più efficace è quello della sicurezza informatica con varie iniziative, tra cui spicca il Consorzio interuniversitario nazionale per l'informatica, con centinaia di docenti e ricercatori appartenenti a decine di atenei, che ha dato vita al Laboratorio nazionale in tema di cybersecurity incaricato di elaborare progetti di ricerca e formazione.

Dal 2013 i rappresentanti dei servizi sono entrati in 27 atenei di tutta Italia (sei gli appuntamenti nel 2016) per presentare le attività, discutere sui temi della sicurezza e della difesa della democrazia, fare conoscere l'attività di recruiting. Sono stati oltre cinquemila i giovani che hanno partecipato all'iniziativa, battezzata roadshow Intelligence live, e il bottino è stato cospicuo: 2.214 curriculum. Alcuni di questi laureati sono poi stati assunti nei servizi di sicurezza. Dall'esame dei profili emergono le professionalità più gettonate: intelligence economico-finanziaria ed energetica, analisi delle dinamiche internazionali, interprete/traduttore di lingue rare, professionalità in campo tecnico/scientifico per il settore della controproliferazione e del controspionaggio, specialisti nell'information technology e nell'analisi delle minacce cibernetiche, esperti di terrorismo interno e soprattutto internazionale.

Negli anni si è formata una vasta banca dati di estremo interesse per i nostri 007 che continua ad aggiornarsi attraverso quel canale aperto e dalla quale attingere al momento opportuno. I colloqui non significano garanzia di assunzione. Quanto guadagna un giovane che dall'università viene catapultato nel mondo grigio delle barbe finte? Prende quanto un dipendente della presidenza del Consiglio con la stessa qualifica e profilo professionale.

Commenti
Ritratto di dr.Strange

dr.Strange

Mer, 29/03/2017 - 09:48

scommettiamo che, per la grande maggioranza, saranno "parenti di qualcuno"?