Calcata, il paese che visse due volte. Causa smottamenti

Il centro nella valle del Treia, meta di pellegrinaggi, si è spostato di 2 km rispetto alla sua sede originaria

Renato Mastronardi

Splendido e solitario, si affaccia sulla magnifica e magica valle del Treia dove la natura ha saputo esprimere, nel corso dei secoli, una straordinaria antologia di boschi, di forre, di anfratti, di gole profonde che danno esattamente il senso sacrale di un paesaggio consegnato da sempre alle liturgie degli ancor più misteriosi culti cari ai Fallisci prima e agli Etruschi dopo. È Calcata, uno scricciolo di paese che, fino a pochissimi anni fa, si presentava di difficile accesso anche perché poggiava le sue fondamenta su un complesso tufaceo particolarmente incline a fenomeni di erosioni e continui smottamenti per la friabilità della base tufacea. Tanto che oggi Calcata risulta spostata di almeno un paio di chilometri da quel sito che fu occupato dai suoi abitanti più antichi, se non remotissimi. Una circostanza, questa, che stata confermata dalle più recenti scoperte archeologiche che hanno consentito la ricostruzione delle abitazioni di quei tempi: capanne a forme ovali, in parte in muratura a secco e in parte in canne e argilla, con al centro un ampio focolare, le più antiche potrebbero risalire al VII secolo a. C. La svolta della storia di Calcata si ebbe nel Cinquecento, quando vi giunse un soldato lanzichenecco, reduce dal sacco di Roma del 1527 che vi lasciò il prepuzio di Gesù rubato dal Sancta Sanctorum del Vaticano assieme ad altre reliquie contenute in un cofanetto. Da quel momento, anche perché il piccolo borgo dista pochissimo dalla traccia della via Francigena, una quantità di devoti e di penitenti cominciò a dirigersi verso Calcata, richiamati anche dalle promesse di indulgenze ai pellegrini.
Da vedere. Detto che il Castello Anguillara non fu mai abitato dalla nobile famiglia, rechiamoci alla Collegiata dedicata ai santi Cornelio e Cipriano, risalente alla prima metà del Trecento, dove per molti anni fu conservata e venerata la reliquia del prepuzio di Gesù. Piuttosto interessante è anche la Chiesa di San Giovanni Decollato, eretta alla fine del ’700, che conserva, appunto, una tela con la decollazione del San Giovanni. Ma l’attrattiva più affascinante di Calcata è il suo parco suburbano: quello della valle del Treia. Che non è solo ricca di testimonianze archeologiche, ma soprattutto rappresenta un patrimonio naturalistico di straordinaria suggestione paesaggistica, botanica, faunistica e floreale.
Da mangiare e da bere. Da qualche tempo la cucina locale è stata riscoperta, anche perché naviga decisamente verso il recupero delle più antiche ricette anche etrusco romane. Non sono rare le «mostre» di menu del tutto vegetariane, ispirate ai gusti degli antichi Lucumoni. I quali, dicono gli esperti, preferivano tavole imbandite, per esempio, con uova di quaglia all’oxigarum, ricotta candita, pasticci di olive, mostaccioli al vino cotto e mulsum, il vino dell’antica Roma, al sapore di miele. E, stagione permettendo, ma sempre sulle orme degli antichi padri, non mancheranno assaggi di minestra o fricassea a base di fave, cicoria, fiori di zucca e pistilli di zafferano. Tuttavia, per restare nell’ambito della tradizione più vicina, lasagne fettuccine e gnocchi sono rigorosamente di casa come l’abbacchio e il coniglio. I vini, rossi e bianchi, non sono doc, ma vengono direttamente dalla vigna accanto.